Shapes and Shadows

Ascoltare la voce di Ben Ottewell da sola per nove canzoni di fila mi fa strano, considerando che solitamente la sento nei dischi dei Gomez (da me amatissimi) alternarsi con almeno altri due cantanti. È anche vero che quella di Ottewell è la voce più riconoscibile e caratteristica nella band, e qui possiamo apprezzarla in una veste sonora che si discosta notevolmente dal rock, morbido ma elettrico, del gruppo. Cantante dotato ma anche abile chitarrista acustico, Ben Ottewell è andato a registrare il disco nell’assolata e calda Los Angeles, aiutato nella produzione da Will Golden e nel mixaggio da Tom Biller (Liars, Warpaint). Detto questo, scordatevi tutto quello che di californiano vi viene in mente. Riportatevi invece alla piovosa Inghilterra, possibilmente d’autunno… Da dietro il vetro guardate le pozzanghere che si allargano sulla strada, mentre bevete il vostro the earl grey. Scritto insieme all’amico d’infanzia Sam Genders dei Tunng, altro mago di certe atmosfere elegantemente folk, Shapes and Shadows è costruito proprio sull’intreccio di voce, chitarra acustica e poco altro, un po’ di archi, qualche synth, ma solo tinte delicate. Fra le pieghe di queste canzoni si scopre l’importanza delle sfumature, dei chiaroscuri… e di sapersi scegliere i maestri, che in questo caso sono soprattutto Nick Drake, John Martyn, Paul Simon e John Lee Hooker.

 

Shapes and Shadows (Eat Sleep/Self)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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