Frontiera

La parola “frontiera” ha molto a che fare con il mio stato d’animo di questi giorni. Non solo per qualcosa che sta succedendo a me, ma soprattutto per quello che sta capitando intorno a me, in questo contraddittorio Paese e in questa città. Milano, devo farmene una ragione, adesso è anche la mia città e, anzi, non l’ho mai sentita così mia come in questo periodo. Mi auguro, e ci auguro, di trovarci davvero a una frontiera, oltre la quale ci lasceremo alle spalle questo odore cattivo di chiuso e stantio per respirare a pieni polmoni l’aria nuova del cambiamento.
E quindi Frontiera dei Bancale è il disco di oggi.
Non è facile, non è da sottofondo, pretende una certa attenzione. Una voce spigolosa che dice, più che cantare, parole spesse e a volte inquietanti. Percussioni e lamiere che s’intersecano con linee di chitarra e sonorità elettroniche. Una specie di blues moderno che cambia forma a ogni traccia, trasformandosi in noise duro, folk, post-punk, stoner, slow-core estremo… Musica concreta, che sa di polvere e terra, ma anche di aria e vento. Pochi elementi e mille sfumature (si sentono la mano e l’orecchio di Xabier Iriondo, qui produttore), testi stranianti e irrequieti, ricchi di visioni e spunti letterari, fino alla voce di Pasolini che recita la sua poesia “La Terra di Lavoro”. Lui ci ha provato per tutta la vita a oltrepassare la frontiera.

Frontiera (Ribèss Records/Fumaio Records/Palustre Records/Audioglobe)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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