Amy Winehouse (1983-2011)

Quando la caporedattrice di una delle riviste per cui scrivevo mi telefonò – “C’è da intervistare Amy Winehouse a Milano, vai tu?” – la sua fama qui non era ancora esplosa davvero. Era il gennaio 2007, io avevo sentito un paio di singoli e visto qualche video su YouTube, così mi precipitai a sentire Back to Black e rimasi folgorata. “Questa spacca”, fu il primo pensiero.
Due giorni dopo ero seduta nella sala riunioni di uno di quei grandi alberghi milanesi di lusso, ma completamente asettici, di quelli che sono uguali in ogni città e mi mettono sempre un po’ di tristezza. Aspettavo da un’ora ed ero anche leggermente scocciata. “Sarà un fenomeno, ma è pur sempre una ragazzina.”
Eppure guardandola negli occhi e stringendole la mano, una manina più sottile della mia, mi fece tenerezza. Era seduta di fianco a me, magrissima nei suoi jeans firmati e in un golfino giallo sgualcito. Con gli occhi ancora assonnati, le palpebre coperte dal solito trucco nero e pesante, nettamente ripassato su quello della sera prima. Una montagna di capelli neri corvini (veramente suoi?) raccolti in una “cofana” gigante e tutta storta su un lato. “Notte brava, eh?!” Tenni questo pensiero per me, sono una giornalista musicale seria, ma fu proprio lei a spiegare che in effetti la sera prima aveva bevuto un po’ troppo, mentre chiedeva una camomilla.
Mi aspettavo risposte monosillabiche e spocchiose, invece Amy fu gentilissima e disponibile, persino simpatica, anche se feci una gran fatica a comprendere quel suo accento londinese così stretto.
Quell’intervista mi è rimasta nel cuore, forse perché in poche settimane quello scricciolo di ragazza, così brava e piena di talento eppure così fragile e insicura, si era trasformata in un’icona di sregolatezza. Una vita di eccessi, sempre sopra le righe e sempre sotto gli occhi inquisitori e curiosi di tutti.
È veramente un peccato che se ne sia andata così presto, ma forse l’avevamo già persa da un po’. Probabilmente non sarebbe mai più stata la cantante scalaclassifiche di un tempo, ma avrebbe soltanto riempito le pagine dei rotocalchi e dei giornali scandalistici. Non era quello che dovevamo augurarle.
Può consolarci il pensiero che adesso, chissà dove, magari nei sogni di chi ama la musica, Amy se la sta spassando con quelli che come lei erano troppo bravi e troppo geniali per sottostare alle regole di questo mondo. Tutti uniti dallo stesso tragico destino: Jimi, Jim, Janis, Kurt… e Amy.
Buon viaggio.

About claudiagalal

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3 Responses to Amy Winehouse (1983-2011)

  1. Alice Beniero says:

    Grazie per aver condiviso questo pensiero, mi sono emozionata

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  2. Gio says:

    Bello veramente. Mi sembra quasi di averla conosciuta un po’. Merci.

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  3. ilpeppa says:

    Bellissimo post, grazie…

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