The Pink Boots

Cosa mi porto da leggere sotto l’ombrellone? È arrivato il momento di fare scorta di roba buona, perché ritrovarsi in vacanza con il libro sbagliato è quanto di peggio possa capitare, soprattutto se nella meta prescelta per sollazzarsi al sole non c’è una libreria fornita a portata di mano.
Chi avesse voglia di leggere in inglese (un inglese attuale e colorito) potrebbe avventurarsi nel romanzo The Pink Boots (Spinetinglers), concepito a quattro mani dai giovani giornalisti/scrittori spagnoli Roxanne Sancto e Martin Tarté. Ambientata nel mondo dei rave e degli squat, con musica a tutto volume e cassa dritta, la storia racconta le coinvolgenti vicende di alcuni ragazzi alle prese con passioni terrene e tormenti interiori, tra amore, amicizia, sesso e droga. L’interessante ritratto di una generazione, la nostra, che a volte sembra perdersi e a volte magicamente ritrovarsi.
Per saperne di più, ho contattato i due autori per scambiare qualche battuta.

Prima di tutto partiamo dal titolo: cosa rappresentano questi “stivali rosa”?
Martin – Leggendo il libro, riesci facilmente a dare un significato letterale e funzionale agli stivali rosa, ma si tratta essenzialmente di una metafora usata per descrivere una finta barriera di sicurezza, una sorta di protezione che impedisce ai personaggi di farsi del male, anche se gli unici che possono fare del male sono altri essere umani.

Quali sono i temi più importanti trattati nel romanzo?
Martin – Il romanzo è fondamentalmente uno sguardo in profondità nelle vite di quattro persone che si trovano ogni giorno ad affrontare una drammatica mancanza di senso della loro stessa esistenza. Tocca temi importanti come il sesso, la droga, i problemi familiari e intergenerazionali, le relazioni affettive, il materialismo della società, l’angoscia, la solitudine, l’indifferenza, la cultura urbana, l’insicurezza… In una sola parola, la vita.
Roxanne – Innanzitutto, The Pink Boots analizza le differenti prospettive degli uomini e delle donne nelle relazioni amorose con le conseguenti differenze nell’affrontare i problemi. Quello che può sembrare un gesto genuino e affettuoso a una donna, a un uomo può persino apparire come il simbolo di una prigione terribilmente vincolante… E il libro affronta queste differenze in maniera umoristica e realistica.

Chi sono i personaggi principali? C’è qualcosa di autobiografico in essi?
Martin – I protagonisti sono Jamie e Tayel, due persone molto diverse che però cercano disperatamente la stessa cosa. Credo che ci sia sempre qualcosa di autobiografico nei personaggi inventati da uno scrittore, ma in questo caso si tratta essenzialmente di un collage di emozioni e sentimenti che accomunano molti giovani di oggi. Jamie e Tayel sono io, siamo noi… e anche tu.

Com’è stato lavorare a quattro mani?
Martin – Questa è l’unica cosa che Roxanne e io abbiamo scritto insieme. Siamo partiti da un’idea, che era un racconto di Roxanne, poi abbiamo sviluppato la storia creando un mondo che fosse facile da modellare e in cui ci sentissimo a nostro agio come narratori. Nella pratica è stato facile: Roxanne scriveva qualcosa, poi me lo passava e io aggiungevo qualcosa, poi glielo ripassavo e così via, come un flusso continuo.
Roxanne – Tutto è andato liscio ed è stata una bellissima esperienza. Il fatto che Martin proseguisse i capitoli che avevo scritto, mi dava continuamente nuovi stimoli, perché io stessa ero ansiosa di scoprire cosa aveva aggiunto. Abbiamo trovato un equilibrio perfetto.

La generazione da voi descritta si riconoscerà nel romanzo?
Martin – Penso di sì. Siamo nati in una generazione di giovani con idee ma senza ideali, una generazione consapevole delle difficoltà e dei problemi di questo mondo ma anche delle varie possibilità che ha a disposizione per affrontarli. I problemi ci sbattono in faccia sappiamo che c’è bisogno di un cambiamento e il romanzo parla proprio di questo.
Roxanne – La bellezza della storia è che si svolge in un ambiente che potrebbe essere in qualsiasi Paese e in qualsiasi città o metropoli. Non ci sono indizi che la legano a qualche posto in particolare, così il lettore può mettere in relazione la propria personale esperienza a quella dei personaggi come più gli piace.

E com’è la situazione nel vostro Paese, la Spagna?
Martin – Viviamo in quello che si definisce un Paese civilizzato, ma il potere economico è nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone. C’è un gap enorme fra ricchi e poveri. Il mondo si sta trasformando, su questo non c’è dubbio, il capitalismo ha distrutto molte cose importanti e continuerà questo processo di distruzione finché non rimarrà più nulla. Ma allo stesso tempo si è diffuso in molti settori della popolazione anche un certo sentimento di solidarietà. Il punto per ognuno di noi è decidere se si vuole distruggere o costruire.
Roxanne – Agli inizi di maggio è sorto il movimento M15, ma tuttora non sappiamo se il malcontento della popolazione spagnola degli indignados sarà ascoltato. È incredibile, ma sembra che i governi di tutto il mondo preferiscano ricorrere a soluzioni semplici e pronte, senza mai preoccuparsi dei problemi e delle loro conseguenze nel lungo periodo. Sono soltanto marionette manovrate da grossi uomini d’affari e politici senza scrupoli. La cosa triste è che molti di noi sono più contenti di vivere nell’ignoranza e di chiudere gli occhi di fronte al mondo in rovina. Siamo troppo ossessionati dal successo, dalla celebrità e dal consumismo sfrenato per accorgerci di quello che sta succedendo. Forse, anche se trovassimo un modo per lottare e difendere i nostri diritti, questo cadrebbe nel vuoto. Sono un po’ rassegnata, mi sento come se il destino del mondo fosse già scritto.

Qual è la colonna sonora ideale del vostro romanzo?
Martin – Sarebbe un mix di Placebo e Queens Of The Stone Age… I testi di Brian Molko e l’inventiva melodica di Josh Homme insieme sarebbero una potenza.
Roxanne – Io direi Portishead, Jack Off Jill, Lovage e Concrete Blonde, ma sono d’accordo con Martin che i Placebo si adatterebbero all’atmosfera del romanzo in molti punti.

Quali scrittori indichereste come vostro modello nella stesura di questo romanzo?
Martin – Io sono sempre ispirato da J.D. Salinger e Hunter Thompson, ma ci sono moltissimi autori che hanno influenzato la mia scrittura e il mio pensiero. Mi piace pensare di aver preso in prestito un po’ da ciascuno, da tutti quelli che ho letto nella mia vita, e poi di aver creato una mia voce originale.
Roxanne – Irvine Welsh e Melvin Burgess. I loro personaggi sono autentici e riescono ad appassionare il lettore, mentre le loro trame sono strane, a volte assurde, ma restano sempre credibili. Ed è la stessa cosa che apprezzo nel lavoro di Larry Clarks.

Quali sono i vostri cinque scrittori preferiti di tutti i tempi (The Great Mixtape ama le Top 5)?
Martin – In nessun ordine particolare: Hunter Thompson, J.D. Salinger, George Orwell, Truman Capote e John Steinbeck.
Roxanne – Irvine Welsh, Jack Kerouac, Hunter Thompson, Ken Kesey, Tom Wolfe, Chuck Palahniuk e Chuck Klosterman.

Quali sono le vostre band preferite?
Martin – La mia band preferita sono i Pearl Jam, ma ci sono tanti altri artisti per cui nutro grande ammirazione: The Who, The Doors, Led Zeppelin, Jethro Tull, Jimi Hendrix, Eric Clapton, Alice in Chains, Soundgarden, Blind Melon, Jack White, Placebo, Queens of the Stone Age, Rage Against the Machine, Tool… Sono troppe da elencare.
Roxanne – Amo soprattutto la musica del periodo di Woodstock, come Jefferson Airplane, Richie Havens, The Doors, Led Zeppelin, The Rolling Stones, Pink Floyd, Janis Joplin, Fleetwood Mac, The Grateful Dead, The Dirty Mac… Invece, fra le band più recenti, Mad Season, Nirvana, Sage Francis, Anouk, The White Stripes.

The Pink Boots (Spinetinglers Publishing)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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One Response to The Pink Boots

  1. martello says:

    supercla, compro subito.

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