undun

Di questi tempi è sempre più difficile emozionarsi per un’opera d’arte, per un film, un libro o un disco. La realtà quotidiana è così densa di accadimenti inattesi e sconvolgenti, troppo spesso negativi e destabilizzanti, che forse cominciamo a tenere le distanze da emozioni d’altro tipo.
Eppure a volte capita ancora di commuoversi davanti al frutto della creatività altrui. A me è successo con questo album, undun, il tredicesimo firmato The Roots. A dispetto di chi ritiene il concept una forma ormai superata, la superband guidata dal batterista e produttore ?uestlove ci regala un disco estremamente coeso nei contenuti e basato sulla storia a tinte scure di un unico personaggio, Redford Stephens, giovane vittima predestinata del commercio della droga per le strade difficili di Philadelphia. “And what I did came back to me eventually” racconta Redford in “Sleep” attraverso le rime del rapper Black Thought. Immagini concrete e riflessioni intime si alternano negli occhi e nell’animo di un giovane che, purtroppo, non rappresenta solo se stesso ma tanti altri individui senza più sogni.
Allo stesso modo si alternano le voci narranti (oltre a Black Thought anche Big K.R.I.T., Aaron Livingston, Dice Raw, P.O.R.N., Phonte, Truck North e Bilal), mentre le tracce musicali attraversano generi e stili per seguire il filo delle emozioni. Non solo la crudezza dell’hip hop, con le sue ritmiche serrate e gli effetti elettronici, ma anche l’abbraccio morbido del soul e, persino, l’eco del precedente progetto di ?uestlove, Philly-Paris Lockdown (con Keren Ann), incentrato sulla rilettura delle opere di Satie, Ravel, Debussy e Stravinskij. Il crescendo emozionale culmina, infatti, nella suite finale composta di quattro movimenti: il toccante pianoforte scritto e suonato da Sufjan Stevens di “Redford” lascia spazio a una tentata schiarita con gli archi delicati di “Possibility” per poi lottare convulsamente con il drumming impetuoso di “Will To Power” e arrendersi all’inevitabile in “Finality”, tornando alla dolcezza malinconica della sezione d’archi e alle ultime, gravi, note sulla tastiera.
Peccato che arrivi in dicembre, perché undun è uno degli album più belli del 2011.

undun (Def Jam)

 

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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