Bloom

In questi giorni il mio estremo desiderio di sole e caldo viene ripetutamente frustrato dai repentini cambi climatici, dalle piogge eterne, dal “cielo padano plumbeo” (cit.), dal vento fastidioso e dalla temperatura davvero poco amichevole. Insomma, l’inverno ha fatto il suo… Primavera dove sei finita?!
Nell’attesa che l’estate ci colga improvvisamente con la sua afa e i suoi quaranta gradi di umidità (la mia condizione ideale, in un’altra vita forse ero una lucertola), possiamo tentare un avvicinamento graduale allo stato d’animo vacanziero. Non è difficile, togliamo la maglia della salute, iniziamo a ordinare caffè shakerato invece del solito ristretto e ascoltiamo la musica giusta.
Bloom, il quarto disco in sei anni dei Beach House, mi sembra perfetto. Ed effettivamente non sarà uscito in questo periodo per caso. Oltre ad aver scelto un nome già piuttosto evocativo, i due di Baltimora Alex Scally e Victoria Legrand sono capaci di condurmi con il loro sofisticato dream-pop esattamente dove vorrei essere. Al momento del risveglio in una casa sulla spiaggia con le finestre ampie che danno sul mare, e il mare è un po’ increspato dalla brezza del mattino, mentre aspetta che qualcuno si butti in acqua per primo per provare se è abbastanza calda. Non è ancora la stagione dei balli di gruppo, dei rumori molesti e della folla urlante a tutte le ore, il bagnasciuga è un luogo per pochi intimi e c’è spazio per tutti.
Saranno le melodie delicate, saranno i toni pastello, sarà l’atmosfera leggera e luminosa, sarà la freschezza dei suoni, sarà che il lo-fi degli esordi è stato definitivamente abbandonato a favore di una cura quasi maniacale per i dettagli, ma questo disco funziona davvero come porta dimensionale verso i propri sogni. Non che proponga qualcosa di nuovo rispetto al precedente Teen Dream, per esempio, ma raffina la formula e azzecca ogni passaggio, dall’arpeggio di “Myth” ai cori di “Lazuli”, dalla romantica nostalgia di “Wishes” alla ninna-nanna di “On The Sea” fino alla lenta e dondolante chiusura di “Irene”, che può lentamente accompagnare il sole rosso del tramonto sotto la linea dell’orizzonte.
Bloom è un album essenziale eppure pieno di sfumature, che definisce in maniera precisa e inconfondibile il suono dei Beach House. Dream-pop, senza dubbio, ma segnato da una certa maturità sia nella scrittura che nell’arrangiamento e da una grande attenzione per i particolari. Sono quelli che fanno la differenza quando chiudi gli occhi.

Bloom (Bella Union/Sub Pop/Self)

 

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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