Key to the kuffs

Nell’anno delle Olimpiadi londinesi e della celebrazione incondizionata della cultura britannica il rapper DOOM (all’anagrafe Daniel Dumile, già MF DOOM, Madvillain, ecc.) è tornato nella natia Londra per riscoprire le sue origini (la sua famiglia è emigrata a New York all’inizio degli anni Settanta, quando era ancora un bambino) e trovare ispirazione in una città praticamente sconosciuta.
“Ho passato 35 anni negli Stati Uniti e ho avuto alti e bassi, ma questo è un posto nuovo per me. Nessuno mi conosce, sono in incognito. È tutto nuovo, tutto divertente.”
In realtà ci è voluto poco per farsi degli amici sotto l’ombra del Big Ben, a cominciare dal produttore Jneiro Jarel (il JJ del moniker, of course) con il quale ha realizzato questo bellissimo Key to the kuffs. E poi Thom Yorke, Damon Albarn e Beth Gibbons, che non si sono fatti scappare l’occasione di partecipare al progetto di uno dei più importanti rappresentanti dell’hip hop colto e alternative.
Anche questo album è in parte incentrato sulla cultura britannica e sulle differenze rispetto a quella americana, più esagerata e contraddittoria, spesso paradossale. Non si tratta di una celebrazione, ma di un cambio di prospettiva: citazioni e riferimenti attingono da un nuovo orizzonte, fatto di luoghi e personaggi inglesi, e abbandonano le strade della Grande Mela. Anche se non si può cancellare una vita vissuta altrove e lo stile di DOOM rimane newyorchese.
Dal canto suo JJ confeziona delle basi molto “europee”: raffinate, morbide, scure ma non troppo. Campiona frammenti di programmi televisivi e voci dal caratteristico accento cockney, si lascia influenzare dalle tendenze del clubbing londinese ed entra perfettamente in simbiosi con il rapper, che da sotto la sua maschera ci racconta le esperienze fatte da questo lato dell’Oceano. Il massimo sono “Bite the Thong”, “Winter Blues” (dedicata alla moglie lontana) e “Wash Your Hands”.

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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