Toy

Lo ammetto, a volte sono come i bambini. Basta una copertina colorata e sgargiante per conquistarmi. O almeno per ben dispormi all’ascolto di un disco.
Tipo questo dei Toy, che si chiama Toy (tanto per proseguire sul discorso dell’infanzia).
In questo caso, però, oltre alla copertina variopinta che mi piace molto, anche il contenuto è buono. È un po’ come gironzolare in un negozio di cianfrusaglie vintage, buttare l’occhio nel buco di un caleidoscopio e perdersi negli scenari cangianti che ti si aprono davanti. Possono passare tre minuti o tre ore.
La psichedelia funziona così: ti prende e ti porta via, dove vuoi tu o dove vuole lei. Ti cattura tra linee di basso vorticose, riff ipnotici, pedalini sfrenati, suoni dilatati e voci sommesse che a volte ti sorprendono ed esplodono in cori improvvisi. Il psych-rock dei Toy è un’altalena a moto variabile tra una malinconica e ovattata veglia e un sogno colorato e vivace. E in mezzo tante sfumature, stati della mente alterati, ricerca di se stessi, sere che diventano mattine e mattine che diventano notti, balli scatenati e pause di riflessione sentimentale. “Kopter” è la mia preferita, nemmeno ti accorgi che dura quasi dieci minuti.

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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