Resina

La resina è una sostanza molle, vischiosa e plastica, molto odorosa, secreta da alberi sempreverdi come pini e abeti. Non è qualcosa di affascinante? Ti rimane attaccata alle dita come i ricordi più preziosi, quelli che non se ne vogliono andare mai.
Non so se questo pensiero è condiviso dai ragazzi di Resina autoproduzioni, non ho voluto chiederglielo per conservare la mia visione della parola e del suo senso.

Logo_Resina_bn

Però, siccome l’ultima realizzazione di tali giovani creativi, la collana Mono (4 volumi x 4 autori), mi ha colpito per la qualità e la cura delle storie e della stampa, ho cercato di saperne di più su questo progetto di micro-editoria autoprodotta dal nome così bello.

Che cos’è Resina?
Resina – Resina è un progetto di editoria indipendente che pubblica storie a fumetti “autopensate e autoprodotte”.

Come e quando nasce il progetto Resina Autoproduzioni?
Resina – Nasce nel lontano 2009, fra le mura dell’Istituto Statale d’Arte di Urbino (la famosa “Scuola del libro”) e con il sostegno del fumettista Alessandro Baronciani. L’anno seguente esce il primo numero di Resina, che riscuote un discreto successo. Il 2011 vede la pubblicazione del secondo volume, mentre nel 2012 Resina si lancia nel suo primo esperimento, Presina, con la collaborazione speciale di Tuono Pettinato (fumettista del collettivo Superamici).

Presina (2012)

Presina (2012)

A che punto è oggi Resina?
Resina – Il progetto continua a mutare, a migliorare e maturare a ogni pubblicazione. Qualche settimana fa, infatti, siamo stati al BilBolBul 2013 con Mono, la prima collana di Resina caratterizzata da quattro monografie dei singoli autori: Laura Fuzzi, Elisa Mossa, Alessandra Maccari e Twenty_one Avenue (Riccardo Rossi), che attualmente hanno anche in mano la gestione dell’intero progetto. I primi tre numeri comprendevano le storie di nove autori, ma dopo alcune vicissitudini il gruppo si è ridotto e consolidato in queste quattro menti.

Mono (2013)

Mono (2013)

A questo punto la curiosità ci spinge a volerne sapere di più su Mono e sulle sue quattro storie. Sono proprio i quattro giovani autori a raccontarcele e spiegarcele, ma senza svelare troppo per non farci perdere il gusto della lettura e della scoperta.

Trame fra i rami (Laura Fuzzi)
La mia storia è legata al tema del “selvaggio”, istinto inconscio fondamentale nel processo creativo, che irrompe nella quotidianità di ciascuno e soprattutto nella mia. Descrivo la mia giornata tipo, durante la quale sono costantemente circondata dalla creatività. Creatività, che ho scelto di rappresentare attraverso la figura dell’animale, perché la natura è il mio primo punto di riferimento. Tutti gli animali presenti sono riconducibili a storie della mia infanzia, descritte in fondo nello sketchbook. Non ho voluto utilizzare dialoghi fra i personaggi: la storia è narrata dalla speaker della radio e dai diversi sottofondi musicali che riportano al tema della storia.

Laura Fuzzi

Laura Fuzzi

 

Sacrificio (Alessandra Maccari)
La mia storia nasce dalla riflessione su un sogno piuttosto inquietante che porta a galla alcuni problematiche, per esempio quella del rapporto con il cibo che ha spesso implicazioni psicologiche tutt’altro che trascurabili. In fondo siamo anche ciò che mangiamo. E siamo chiamati a distinguere un’azione naturale da una brutale o primitiva, influenzati nella scelta da una cultura che assegna ad alcuni animali uno status privilegiato. Sono temi che siamo costretti ad affrontare quotidianamente, come quando scegliamo cos’è giusto e cosa sbagliato, cos’è comprensibile e cosa condannabile. Lo facciamo nel modo più universale possibile, così da poter regolare il nostro rapporto con gli altri e la lotta interna tra istinto e razionalità. Però, quando il confine tra questi termini diventa labile, siamo costretti a rivedere la nostra morale, a mettere in dubbio gli insegnamenti ricevuti, e, di conseguenza, ad affrontare i nostri sensi di colpa cercando l’origine del nostro disgusto. Inoltre, la storia riflette anche sul significato e le implicazioni del mostrare una ferita, una mancanza, e sul limite tra vittima, carnefice e vittima di se stesso, che può diventare davvero sottile.

Alessandra Maccari

 

Ipermetropia (Elisa Mossa)
Sin dall’infanzia, in situazioni in cui mi sentivo un po’ in imbarazzo, non riuscivo mai a guardare in modo “fisso” persone e/o situazioni, perché avevo la sensazione che queste si ingrandissero a dismisura, così tanto da togliermi il fiato. Ero convinta di avere un grosso problema psicologico e per paura di essere considerata pazza, non lo raccontavo mai a nessuno.
 Solo un anno fa, in televisione ho sentito una giornalista parlare del suo problema alla vista, l’ipermetropia, e descrivere la patologia. Con grande sorpresa elencava tutti i miei “strambi” sintomi, rincuorandomi, dato che anch’io porto gli occhiali da ipermetrope. 
Lo so, non è un aneddoto così divertente, ma io ho riso tanto, soprattutto perché avevo paura che prima o poi mi avrebbero messa in analisi.

Elisa Mossa

Elisa Mossa

 

Missione occhio di vetro (Twenty_one Avenue)
L’idea per la mia storia a fumetti nasce da un ricordo d’infanzia. All’epoca avevo poco più di dieci anni e, insieme alla mia combriccola di amici, ero abituato a combinarne di tutti i colori. Non avevamo rispetto per niente e per nessuno. I nostri bersagli preferiti erano gli anziani, persone all’apparenza molto fragili, ma che puntualmente sapevano darci del filo da torcere, come la nemesi di questa storia: il Gramo.
Tutto quello che ho disegnato e raccontato è accaduto realmente, non ho trascurato il minimo dettaglio. In poche parole, Missione Occhio di Vetro è il riassunto della mia infanzia. Un tentativo di ricordare ciò che eravamo un tempo, ovvero – usando le parole del Gramo – dei delinquenti!
Era da molto tempo che volevo realizzare questo fumetto. Avevo già scarabocchiato qualche tavola, ma poi il progetto era rimasto nel cassetto. Quando i ragazzi di Resina mi hanno proposto di collaborare al nuovo volume, ho capito che era giunto il momento di raccontare questa storia.

Twenty_one Avenue

Twenty_one Avenue (Riccardo Rossi)

 

Ora che la curiosità sarà davvero montata, potete visitare il blog e/o scrivere una mail all’indirizzo resina.resina@gmail.com per scoprire dover recuperare Mono e gli altri numeri di Resina.

 

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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One Response to Resina

  1. GP says:

    Reblogged this on misentopop.

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