Jungle Revolution

Una domanda che spesso mi faccio, pensando al variegato mondo della musica, è “cos’è che trasforma un artista in una leggenda?”. Mi sembra che spesso la questione oltrepassi il talento musicale e la produzione artistica, ma tocchi elementi diversi, imprevedibili, esterni alla musica stessa. Ecco perché a volte non riusciamo a spiegarci le ragioni di certi successi planetari o comunque dobbiamo ricorrere a teorie socio-antropologiche, se non alla psicologia spicciola.
Nella scena jungle la parola “leggenda” è spesso abbinata a Congo Natty, già conosciuto come Rebel MC, Conquering Lion e altri nomi d’arte molto suggestivi, ma spesso sento pareri discordi sulla sua reale “leggendarietà”. Siccome a me è sempre piaciuto, provo a spiegare come fa a meritarsi questa definizione, approfittando anche dell’uscita del suo nuovo disco, Jungle Revolution.
Nella sua carriera quasi trentennale il rapper e produttore inglese Michael West ha lasciato il segno nella cultura clubbing e underground internazionale, partendo dall’hip hop house con i Double Trouble di “Just Keep Rockin'” fino ad affermarsi come uno dei pionieri della musica jungle e drum’n’bass. Talvolta non è sufficiente contribuire alla nascita e allo sviluppo di una scena, seppure così influente come questa, per raggiungere lo status di leggenda. Serve qualcosa in più, tipo un sex appeal animale o un alone mistico. Il caso di Congo Natty è chiaramente il secondo (a fare il calendario con le sue foto non ci ha ancora pensato nessuno, o almeno credo).
A un certo punto della sua vita, stanco della frenetica e “babilonese” Londra alternativa, ha deciso di convertirsi al Rastafarianesimo e di andare a ritrovare se stesso in Etiopia, mescolando la sua cultura elettronica con la naturalità africana. E qual è l’anello di congiunzione tra l’Etiopia e Londra, se non la bellissima isola di Giamaica? Da lì al jungle reggae il passo è breve, praticamente immediato. E la leggenda è scritta.
Tornando al presente, al nuovo Jungle Revolution (è sempre stato merito del reggae usare nei titoli chiarissime parole chiave, facilmente trasformabili in slogan e manifesti programmatici), troviamo un Congo Natty in gran spolvero con tutta la sua famiglia musicale riunita, tante voci e diversi produttori. Dieci tracce, mixate dalle sapienti mani del maestro Adrian Sherwood insieme a Skip McDonald (quello della Sugarhill Band), che dimostrano come la jungle sia un aggiornamento del roots reggae all’attualità. I seguaci del soundsystem ameranno “UK AllStars”, i devoti del dub viaggeranno con “Revolution”, i militanti di jungle e drum’n’bass suderanno con “Jah Warriors” e “Jungle Is I and I”. I bassi gonfi, il suono elettronico e i beat frenetici insieme alle melodie morbide, alle percussioni e agli ottoni brillanti costruiscono un orizzonte musicale metropolitano strettamente contemporaneo, ruvido e rabbioso, ma autentico e spirituale. I dischi che contengono una “visione” sono da leggenda, alimentano l’evoluzione, soprattutto se fatti bene.
Resta solo una cosa da dire: Bomboclat.

Jungle Revolution (Big Dada)

Jungle Revolution (Big Dada)

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Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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