Higher

Dopo oltre due settimane di silenzio torno finalmente a dare segni di vita. Eccomi, batto un colpo. So che non vi siete preoccupati, e ci mancherebbe altro, ma spero che un pochino abbiate sentito la mia mancanza. Dai, almeno un pochino.
Comunque, sono ancora in pieno relax. Il tempo scorre lento, le cose da fare prevedono un’attività cerebrale ridotta al minimo e ho voglia di ascoltare musica morbida e avvolgente come il sole d’agosto.
Higher, il nuovo album di Steve Arrington e Dam-Funk, è uscito al momento giusto (per ora solo in formato digitale, tra un paio di mesi anche in cd e vinile). Non potevo chiedere di meglio che la collaborazione tra un veterano della soul-funk-disco music e un maestro del boogie contemporaneo: la voce mitica di Steve Arrington, batterista ed ex cantante degli Slave, e le basi elettroniche di Damon Riddick aka Dam-Funk. Come avrà fatto l’appariscente produttore a convincere la schiva leggenda, che per quasi vent’anni aveva lasciato l’industria discografica per servire il Signore, a lavorare insieme? Non ci è dato saperlo, ma qualunque metodo di persuasione abbia usato, legale o meno, ci ha fatto un favore.
L’evidente affinità tra i due personaggi, provenienti da epoche diverse ma da mondi vicini, ci regala un disco pieno di buone vibrazioni, come l’incontro tra uno zio molto fico e un nipote molto sveglio. Higher è un disco ambizioso negli intenti – e non potrebbe essere altrimenti – nel quale entrambi cercano di sentire con le orecchie dell’altro. La musica guarda al suono soul-funk dei primi anni Ottanta, senza sperimentare tanto con ritmica e beat per puntare, invece, su un’atmosfera intima, coinvolgente e rilassata. Al contrario, la vocalità si concede qualche esplorazione inaspettata rispetto al già vastissimo e saccheggiato repertorio (potete trovare campionamenti di Arrington nelle canzoni di Jay Z, Jermaine Dupri, A Tribe Called Quest, De La Soul, Snoop Dogg, LL Cool J, Mariah Carey e N.W.A., giusto per fare qualche esempio).
Non sono tanto le basse frequenze a pulsare di sottofondo, ma l’umanità di due artisti che si divertono e si stimano. Non sembra il frutto del lavoro di tre anni, ma il risultato di una jam lunga qualche giorno. Proprio quello che cercavo, morbido e avvolgente come il sole d’agosto.

Higher (Stones Throw)

Higher (Stones Throw)

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