Inner Fire

Nel 2014 è ancora vivo il dibattito sulla globalizzazione come male assoluto o come portatrice anche di qualche aspetto positivo. Posto che il male assoluto sono sicuramente i poteri forti che la comandano e la gestiscono, non l’idea di condivisione che potrebbe esserci alla base, possiamo comunque trovare un lato buono.
Per esempio, la possibilità di mescolare linguaggi e culture, di espandere la propria identità e la propria visione. Come fanno da anni gli splendidi musicisti della Souljazz Orchestra, che con il nuovo album Inner Fire proseguono un viaggio musicale oltre i confini fisici e culturali, scrollandosi di dosso qualsiasi possibile etichetta stilistica e creando un intrigante melting pot sonoro con Afro-beat, suoni latini e spiritual jazz.
Guidato dal compositore Pierre Chrétien, da sempre mosso da un’autentica curiosità per idiomi musicali non convenzionali, il collettivo canadese miscela sapientemente sonorità provenienti dall’Africa e dalle due Americhe, rendendo difficile qualsiasi categorizzazione.
Gli arrangiamenti di Inner Fire sono spesso complessi e intricati, audaci dal punto di vista armonico. Nei momenti di vigorosa presenza di piano e vibrafono ricordano l’Ethio-jazz di Mulatu Astatke, ma la poliritmia tipicamente africana dei lavori precedenti lascia molto spazio a percussioni di matrice americana (dei nativi americani, naturalmente).
Se nell’insieme l’album è meno energico di altri, qui troviamo momenti di grande ispirazione ed eleganza, come il funk delicato di “Black Orchidea” o l’atmosfera guineana di “Sommet and Sommet”. I brani migliori sono forse “One Life to Live”, che mescola ritmi caratteristici di rumba e reggaeton, e “As The Crow Flies”, con il suo coinvolgente sottofondo di bossanova.
Nell’attesa di risolvere il gigantesco enigma di partenza, questo multicolore viaggio musicale avrà sicuramente il potere di farci sentire un po’ meglio.

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Inner Fire (Strut)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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