E s t a r a

Dopo aver fatto il giro dei più famosi studi sulle colline di Los Angeles, il produttore Mtendere Mandowa aka Teebs ha deciso di mettersi al lavoro per il suo secondo album nello stesso posto che aveva visto nascere il primo, camera sua. Il titolo, che deriva dal verbo spagnolo estar (esserci), si riferisce proprio all’importanza dell’essere mentalmente e fisicamente presente in un determinato luogo. In questo caso, un ambiente familiare e senza segreti, dove usare Fruity Loops diventa più proficuo che armeggiare con costosissime macchine verso le quali non c’è affezione. E s t a r a è il risultato di un periodo di calma e tranquillità, durante il quale Teebs ha potuto dedicarsi totalmente all’arte – non solo alla musica, ma anche alla pittura – e trovare una voce autentica al suo slancio creativo.
L’esordio del 2010, Ardour, veniva in un momento di tumulto personale e di grande dolore. Apprezzato e sponsorizzato persino da Flying Lotus, aveva la sua forza nella varietà degli impulsi, nei cambiamenti di velocità, nell’abbondanza di suoni. E s t a r a è molto diverso, sicuramente meno sperimentale ma forse più curato, e rappresenta Teebs allo stato attuale: più sereno, più sicuro, non più spinto dall’urgenza di sfogarsi, ma sostenuto dall’esigenza di esprimersi su diversi livelli e con diversi mezzi.
Il legame con l’hip hop, finora sempre stretto, si è allentato quasi fino a perdersi, per trasformare l’atmosfera in qualcosa di rarefatto e vaporoso. Le melodie hanno maggiore rilievo, le ritmiche sono meno serrate e lasciano respirare in uno stato di rilassata malinconia, svelando un artista perfettamente consapevole della direzione intrapresa, attento alle minime sfumature e ai risvolti emotivi del nuovo stile musicale.
Le strutture complesse e ipnotiche di “The Endless” e “View Point” precedono il sogno bucolico di “Holiday” (in collaborazione con Jonti) e le campane a vento di “Shoouss Lullaby”. C’è un po’ di leggerezza anche in “Hi Hat” (con Populous), mentre una strana malinconia torna con “Piano Days” e “Piano Months”. Il picco più alto dell’album è “NY pt.2”, realizzata con Prefuse 73, ma a chiudere arriva un’altra traccia di grande classe, “Wavxxes”, arricchita dal clarinetto di Lars Horntveth dei Jaga Jazzist.

E s t a r a (Brainfeeder/Ninja Tune)

E s t a r a (Brainfeeder/Ninja Tune)

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2 Responses to E s t a r a

  1. This is my album of the year so far.

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