Who the f*ck are The Ringo Jets?!

Ho avuto il piacere di conoscere i Ringo Jets, una garage-rock-blues band di Istanbul, quando lo scorso inverno hanno passato un po’ di tempo a Milano per registrare il loro album con Tommaso Colliva, che nel frattempo è uscito (s’intitola semplicemente The Ringo Jets) ed è venuto proprio bene. Deniz Agan, Lale Kardes e Tartan Mertoglu sono tre giovani, creativi e determinati, che s’impegnano ogni giorno per fare musica in un posto dove la libertà d’espressione non è così scontata. In Turchia il rock è ancora sinonimo di ribellione, non di posa. La protesta di Gezi Park ha impressionato tutto il mondo e parlarne con Lale, grintosa batterista della band, è stato molto istruttivo.

The Ringo Jets (Tantana Records)

The Ringo Jets (Tantana Records)

Essere una rock band a Istanbul. Cosa significa?
Lale Kardes – La risposta a questa domanda potrebbe essere davvero molto, molto lunga. Ma per sintetizzare, significa combattere quasi contro ogni cosa in ogni campo e questo ci spinge a essere più sicuri e più forti rispetto a quello che facciamo e a quello che ci sentiamo di dover fare.

Avete partecipato alle proteste di Gezi Park?
Lale Kardes – Naturalmente abbiamo preso parte alle proteste. Chiunque con un senso di umanità e libertà l’avrebbe fatto.

Puoi identificare le ragioni della protesta, al di là dell’opposizione ambientalista alla rimozione degli alberi dal parco?
Lale Kardes – Quel parco era l’unico angolo verde in Piazza Taksim, che è sostanzialmente il cuore della città, così le persone che volevano fare qualcosa per opporsi alla pessima decisione del governo di rimuovere gli alberi si sono raccolte lì in gruppo. Era una dimostrazione totalmente pacifica, venti o trenta persone accampate nel parco, che leggevano libri ai poliziotti. Gli stessi poliziotti che hanno dato fuoco alle tende e lanciato gas lacrimogeni quella notte, mentre le persone era all’interno a riposare. È stata la scintilla, il resto lo avete visto tutti.
C’è una cosa da dire sui Turchi: possiamo incassare e resistere fino all’ultimo minuto, ma poi esplodiamo per una vera sciocchezza. Che, in questo caso, porta gli altri a chiedere: “Perché tanto casino per questi alberi?” Ma dovrebbe essere chiaro che non è semplicemente per gli alberi, è proprio per i nostri basilari diritti umani. Negli ultimi dieci anni questo governo ha sminuito e oppresso tutte le persone che non pensano o agiscono secondo i suoi schemi. Questo è inaccettabile.

Chi c’era a Gezi Park?
Lale Kardes – C’erano giovani, artisti, musicisti, ma anche genitori, che erano spaventati e avevano ragione di preoccuparsi per quello che stava succedendo. Alle madri dei ragazzi che erano a Gezi Park è stato detto “tornate a casa o altrimenti non risponderemo di quello che succederà”. Invece, centinaia di mamme sono venute e hanno costruito una catena umana intorno al parco, per proteggere i loro figli. Eravamo persone comuni, stavamo tutti nel parco, aiutandoci e sostenendoci reciprocamente. C’era una bellissima mescolanza, musicisti e artisti con chiunque altro, non era importante chi fossimo.

The Ringo Jets

Puoi descrivere l’atmosfera di quei giorni?
Lale Kardes – C’era una reale sensazione di umanità. Nessuna molestia, le persone si aiutavano a vicenda per il cibo, per il primo soccorso, per la fornitura di maschere, occhialini protettivi e qualsiasi altra cosa di cui ci fosse bisogno. Era un’atmosfera speciale.

Pensi che ci sia qualche carattere in comune tra Occupy Gezi e altri movimenti nel mondo?
Lale Kardes – Naturalmente, c’è un limite all’oppressione dell’umanità. A un certo punto le persone si svegliano, questo è l’elemento di base, che accomuna le diverse proteste che sono esplose nel mondo negli ultimi anni.

Poi che cosa è successo? È cambiato qualcosa?
Lale Kardes – Durante l’estate successiva le persone si sono allontanate per le vacanze, per risposarsi e recuperare le energie. Non è cambiato niente. Le dimostrazioni sono continuate, ma non serviranno a nulla se questo governo continua a dimostrarsi sordo e cieco.

Personalmente ho seguito #occupygezi su Twitter e altri social network, oltre che su alcuni blog. Cosa pensi della copertura mediatica ufficiale, sia turca che straniera?
Lale Kardes – All’inizio nessun media mainstream ha coperto le manifestazioni. E quando qualcuno l’ha fatto, ci descriveva come un gruppo di giovani teppisti arrabbiati che creavano problemi. Per essere onesti, i media hanno avuto un comportamento patetico, a volte così assurdo da essere persino divertente, e non saranno presi più seriamente. Sono stati alcuni media stranieri, uno o due piccoli canali televisivi, e soprattutto il web ad aiutarci a diffondere immagini e notizie da Gezi Park in tutto il mondo.

Il movimento è ancora vivo? Cosa state facendo per portare avanti la protesta?
Lale Kardes – Contro le aspettative del nostro governo, il movimento è vivo e vegeto. Ma insieme alle manifestazioni c’è bisogno di fare qualcos’altro per riconquistare i nostri diritti. Adesso siamo in questa fase: dobbiamo cercare di capire cosa fare e come farlo.

Se non fosse chiara qual è l’opinione dei Ringo Jets a proposito del governo turco e dei mezzi d’informazione ufficiale nel loro Paese, basta guardare il video del brano “Spring of War”, tratto proprio dall’ultimo album, per farsi un’idea precisa. Li aspettiamo presto in Italia per sentirli dal vivo!

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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One Response to Who the f*ck are The Ringo Jets?!

  1. salamarco says:

    non vedo l’ora di vederli dal vivo \m/ \m/

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