Macroscope

Conosciuto soprattutto per essere il chitarrista dei Wilco, gruppo di riferimento del rock alternativo, Nels Cline è molto altro. Sicuramente è un musicista che non ama le etichette e i confini di genere, uno che può essere allo stesso tempo simbolo del chitarrismo indie-rock e icona hipster ma anche eclettico e raffinato jazzista. E comunque ci tiene a dire che non si definisce un musicista jazz. Nels, io te lo dico con il cuore, fai quello che ti pare, basta che continui a suonare.
Nel frattempo è in uscita per la Mack Avenue Records di Detroit Macroscope, il quinto album della sua formazione The Nels Cline Singers, che comprende insieme a lui il batterista Scott Amendola e il bassista Trevor Dunn. Per sua natura, il gruppo esplora da sempre territori difficili da definire, mescolando riff elettrici e rumori elettronici, suoni stridenti e melodie suadenti, loop ipnotici e ritmi incalzanti, ma stavolta espande ancora di più le sue possibilità espressive grazie al contributo di altri straordinari artisti, come Yuka C. Honda delle Cibo Matto (moglie di Cline) alle tastiere, Cyro Baptista e Josh Jones alle percussioni e Zeena Parkins all’arpa.
Essendo fondamentalmente l’album di un chitarrista, Macroscope contiene assoli efficaci e affascinanti, che diventano parte integrante di una composizione fluida e multiforme.  Tornando al discorso di partenza, lo stesso Cline conferma che “il titolo si riferisce al fatto che io non mi inquadro in nessun genere e mai l’ho fatto. Ero un ragazzo rock’n’roll, ma poi ho scoperto Coltrane e Miles e Weather Report, poi la musica indiana e il pop nigeriano, non potevo più tornare indietro. Da quel momento in poi, l’idea di purismo era impossibile”. E Macroscope rispecchia profondamente questo pensiero: la tavolozza sonora è variegata, ricca di sfumature, avvolta da un’atmosfera cangiante. Non è possibile riconoscere un solo linguaggio musicale, ma ogni brano apre un mondo diverso con l’intenzione di sorprendere e svelare l’inatteso.
Le prime due tracce vedono all’opera soltanto il trio, che ci invita a iniziare l’ascolto con “Companion Piece” e poi dedica “Canales’ Cabeza” allo chef e fanatico di musica della Bay Area Paul Canales. Particolarmente riuscita è “The Wedding Band”, che sul finale si trasforma in una calorosa galoppata country-western, mentre l’ipnotica “Climb Down” è il frutto di una jam con Zeena Parkins, nella quale le distorsioni degli strumenti e le invenzioni dei musicisti si confondono fra loro, moltiplicando livelli e sensazioni.
Ha ragione Nels, questo album può essere “come il sole o la nebbia. È ovunque e in nessun luogo.”

Macroscope (Mack Avenue Records/Egea)

Macroscope (Mack Avenue Records/Egea)

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