#thegreatmixtegypt / part 4

I giorni al Cairo scorrono veloci, l’intensità e la frenesia della metropoli succhiano tempo ed energia, ma restituiscono anche tanti stimoli di diversa natura. Sguardi, sorrisi e smorfie. Rumori, incessanti e fragorosi, e suoni, antichi e moderni.
Dopo la sintetica panoramica sulla musica di questa brulicante immensa città è giunta finalmente l’ora di guardare da vicino le cose più interessanti della scena cosiddetta indipendente. Anche in Egitto, come nel resto del mondo, la definizione di “indipendenza” in campo artistico è al centro di un acceso e incessante dibattito.
Ieri sera sono stata a sentire dal vivo il duo electro-sufi Saleh and Miniawy, che già mi aveva colpito qualche giorno fa in occasione di un breve showcase in un locale di Garden City. Stavolta la venue era il 100Copies Space, la sala concerti ospitata dalla sede dell’omonima etichetta che è il vero punto di riferimento per la musica alternativa al Cairo. Uno spazio piccolo in Talaat Harb Street, nel cuore del Downtown, dove tutto accade e si fanno i migliori incontri e le più belle scoperte.
Ahmed Saleh è un musicista serio e posato, giovane ma con una già lunga esperienza alle spalle (per esempio con i Telepoetic). I suoi beat elettronici, sferzati spesso da energiche incursioni chitarristiche, creano il tappeto perfetto per la poesia sufi di Abdullah Miniawy, intenso e coinvolgente nel modo di cantare e declamare, di accennare qualche nota con la tromba, di guardare il pubblico, di muoversi nei pochi centimetri quadrati a disposizione. Tutti raccolti intorno a loro, eravamo stretti in un’atmosfera caldissima tra suoni contemporanei e canto mistico, senza sapere se fossero i battiti digitali a prenderci la testa o quella vocalità ipnotica a cullarci.
Una performance breve – o almeno per me è durata troppo poco – ma carica di emozioni e vibrazioni positive, molto più potente della mia incomprensione linguistica (e probabilmente non solo mia, poiché Miniawy si esprime in fuṣḥa, arabo classico) e più forte di qualsiasi problema tecnico.
E chiudere la serata insieme a loro, chiacchierando di musica e altro davanti a una birra, mi ha fatto venire la nostalgia di quando anche in Italia potevi conoscere quei giovani musicisti tanto talentuosi quanto umili che ora sono in via di estinzione (per l’una o l’altra caratteristica o per entrambe).

Saleh and Miniawy

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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One Response to #thegreatmixtegypt / part 4

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