Late Night Endless

Prendete un produttore che è considerato un maestro nella scena brit-giamaicana dalla fine degli anni Settanta, per esempio Adrian Sherwood. Poi prendete un altro produttore, più giovane, che è un riferimento per la bass music degli anni Novanta e un pioniere della dubstep, per esempio Pinch. Portate quest’ultimo in trasferta da Bristol a Londra e fateli incontrare dietro la console del Fabric.
Dopo lunghe notti passate a mescolare dischi insieme e qualche singolo, il risultato non poteva che essere un album vero e proprio, Late Night Endless, pubblicato dalle etichette di entrambi, la On-U Sound di Sherwood e la Tectonic di Pinch.
Amanti dei suoni spessi e delle atmosfere mutevoli, in nemmeno quaranta minuti i due produttori ripercorrono le tappe delle rispettive carriere, a volte prevalendo l’uno sull’altro, altre volte inseguendo un delicato equilibrio.
Se “Shadowrun”, la traccia di apertura, ci conduce nella giungla scura di Pinch con il suo tamburo martellante, tocca subito a “Music Killer Dub” riportarci nel mondo di Sherwood grazie alle leggendarie voci giamaicane dei Congos e Lee “Scratch” Perry e a quella campionata dello scomparso Mikey Dread.
Una delle tracce più movimentate è “Gimme Some More (Tight Like That)”, che combina dubstep, dancehall e sonorità inquietanti con frammenti vocali altrettanto strani. Poi arriva la voce ruvida e profonda di Daddy Freddy a spingere “Bucketman” su una base di suoni pesanti, quasi spaziali e spesso distorti.
È dopo la metà del disco che Sherwood e Pinch trovano il maggiore bilanciamento tra le due ingombranti personalità, incontrandosi tra il dub-punk anni Ottanta dell’uno e il downtempo anni Novanta dell’altro. Ci riservano per la chiusura proprio il brano migliore, “Run Them Away”, un potenziale classico per le future generazioni di appassionati, mostrando il meglio delle loro capacità tecniche e lasciandoci con la sensazione di aver fatto un bel viaggio.

Late Night Endless (On-U Sound/Tectonic)

Late Night Endless (On-U Sound/Tectonic)

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