Policy

Dopo aver vissuto dieci anni al massimo con gli Arcade Fire, il multistrumentista Will Butler, fratello minore del frontman Win, ha deciso di abbandonare la squadra e correre da solo. Policy, appena pubblicato da Merge Records, è il suo debutto solista.
La voglia di smarcarsi dallo stile della band si avverte nell’atmosfera complessiva dell’album, leggero e disimpegnato, figlio di ascolti disparati in generi diversi, da The Violent Femmes a The Breeders, da Bob Dylan a Smokey Robinson, da The Magnetic Fields a John Lennon, fino all’inaspettato Ghostface Killah. Will Butler è un appassionato di musica onnivoro e, anche quando suona rock’n’roll, non può fare a meno di lasciarsi influenzare.
Per registrare Policy, si è chiuso con tutti i suoi strumenti per una settimana nel vecchio soggiorno di Jimi Hendrix, sopra agli Electric Lady Studios di New York. A parte la batteria di Jeremy Gara e i cori, cantati da amici musicisti che passavano di là, Butler ha fatto tutto per conto proprio: aveva davvero voglia di indipendenza.
La sua voce ricorda quella del fratello, ma è più acerba e spontanea, mentre i testi sono molto meno concettuali e più immediati, ironici e a volte vagamente blasfemi (“Son of God”). L’energia un po’ sporca di “Take My Side”, “What I Want” e “Witness” è contagiosa, la disco scura e decadente di “Something’s Coming” svela un’insolita sfumatura black grazie a un groove trascinante.
Policy è un buon lavoro, divertente e intriso dell’entusiasmo del più giovane Butler, alla ricerca della propria strada in completa autonomia. Sicuramente non è all’altezza della discografia degli Arcade Fire, ma d’altronde il musicista non sembra puntare all’impegnativo paragone, pur potendosi immaginare uno scontato accostamento da parte di critica e pubblico. Nessuna di queste canzoni ci cambierà la vita, ma per cominciare la settimana vanno più che bene.

Will Butler, Policy (Merge Records)

Policy (Merge Records)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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