Full Communism

Chi mi conosce almeno un po’, comprenderà il mio entusiasmo. Potevo non farmi catturare da un disco punk che si chiama Full Communism? I Downtown Boys guidati dalla grintosa Victoria Ruiz mi hanno conquistata in una manciata di secondi e li ho amati subito.
Il loro album di debutto è una scarica di pugni in faccia, un incitamento alla lotta e alla ribellione contro questo sistema post-capitalistico che costringe le persone, soprattutto giovani e minoranze, dentro scatole impersonali per tutta la vita. I Downtown Boys da Providence parlano per quelli che abitano in minuscoli appartamenti, lavorano in complessi industriali che assomigliano ad alienanti prigioni o fanno i salti mortali per tenersi impieghi precari e sottopagati, e allo stesso tempo cercano di aprire gli occhi anche a tutti gli altri. Non possiamo fare finta che la nostra società non sia tuttora infettata da razzismo, omofobia, fascismo, xenofobia e discriminazioni di ogni tipo, ma forse il problema più grave e dannoso è proprio quel disinteresse diffuso che ci impedisce di guardare al di là del nostro orticello.
Victoria-la-tosta e i suoi compagni non ci stanno e pubblicano questo album di protesta in un momento particolarmente teso negli Stati Uniti, dove le discriminazioni razziali e la disparità di trattamento tra neri e bianchi da parte della polizia hanno portato a un’escalation di rabbia e violenza che sembra non finire più.
E voi, detrattori delle canzoni impegnate e della ribellione punk, non fate quella faccia scettica. Qui non si tratta dei ruderi nostalgici dei CCCP né dei Punkreas al ventesimo disperato anniversario di Paranoia e Potere. Qui siamo di fronte alla migliore punk band attualmente in circolazione, non solo negli Stati Uniti, capace di condurci ad alta velocità nelle zone di contaminazione tra rock e jazz con una formazione insolita, che prevede anche due sassofoni oltre a chitarra, basso e batteria. L’energia dei Downtown Boys, la loro ironia caustica e la loro potenza sono tangibili, tanto che riescono a farci divertire e pensare, sudare e riflettere, muovere il culo e mettere in moto il cervello.
La voce di Victoria Ruiz, fuori dagli schemi, così grintosa ed espressiva che canti o gridi, ci sbatte la realtà in faccia, mentre tutto il disco tiene un tempo programmato per farci saltare e agitare. La scelta di mescolare inglese e spagnolo è vincente, rafforza il messaggio verbale e lo rende più efficace. Il sax è un elemento chiave nella costruzione dei brani, racchiude ed emana gran parte dell’essenza punk della band in quanto presenza insolita e ingombrante.
Ad aprire il disco è “Wave of History”, con i fiati a dettare i tempi di un inquietante funk, mentre si annuncia che questa generazione ha davvero il potere di creare il cambiamento. Non poteva mancare l’inno femminista, “Monstro”, un rabbioso grido di emancipazione ancora sostenuto dal sassofono e da una batteria trascinante. A chiudere sono invece due cover: “Poder Elegir” dei cileni Los Prisioneros e “Dancing In The Dark” di Bruce Springsteen, rivitalizzate e pienamente funzionali.

Downtown Boys - Full Communism (Don Giovanni Records)

Full Communism (Don Giovanni Records)

About claudiagalal

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2 Responses to Full Communism

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