The Blackest Eye EP

Dietro il nome esotico di Aye Nako si cela il progetto musicale di Mars Dixon, Angie Boylan, Jade Payne e Joe McCann, essenzialmente dedicato alla trattazione di argomenti delicati, come storie controverse di abusi e discriminazioni, e temi di drammatica attualità come la razza, il genere, l’identità e la famiglia. Purtroppo nella società del 2015 non abbiamo ancora abbattuto certe barriere mentali e culturali, perciò dobbiamo essere grati a quegli artisti, come gli Aye Nako, che ci costringono ad affrontare la nostra piccolezza di esseri umani poco evoluti.
Per infilarsi in quello scomodo e movimentato spazio tra arte, musica e politica, la band newyorchese ha scelto la formula del punk melodico, fatto non solo di dissonanze e distorsioni ma anche di linee orecchiabili. Da quando hanno cominciato a suonare insieme, nell’estate del 2010, gli Aye Nako sono riusciti a uscire dai soliti circuiti della familiare Brooklyn per esibirsi in locali, garage, bar, scuole, biblioteche e pubbliche piazze in diverse città degli Stati Uniti.
Il nuovo ep, The Blackest Eye, arriva a due anni di distanza dall’album di debutto autoprodotto Unleash Yourself e trova nella Don Giovanni Records (quella dei Downtown Boys) l’etichetta ideale.
L’ispirazione per il titolo viene dal primo romanzo della scrittrice Toni Morrison, The Bluest Eye (1970), che racconta la vita difficile e spesso dolorosa di una ragazzina, poi donna, nella comunità afroamericana di una cittadina di provincia. Il disco degli Aye Nako tratta gli stessi temi, ovvero i diversi significati possibili dei concetti di bellezza e valore, e soprattutto i devastanti effetti a lungo termine che queste differenti costruzioni culturali possono avere sulle persone non “conformi” alle convenzioni. Il punto di vista è quello di Mars Dixon, cantante e autore dei testi, che parla in prima persona delle proprie esperienze di adolescente “diverso” cresciuto nel profondo sud degli Stati Uniti, delle violenze fisiche e degli abusi subiti, delle discriminazioni razziali e della difficoltà di autoaccettazione.
A sostenere queste parole importanti sono due chitarre rumorose, una batteria scalpitante e un basso distorto. Essenziali ma efficaci, gli Aye Nako ci mostrano la sensibilità cupa e profonda, magari inaspettata, del punk-pop.

Aye Nako – The Blackest Eye (Don Giovanni Records)

The Blackest Eye (Don Giovanni Records)

About claudiagalal

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