Hermits On Holiday

Trovarsi un nome che sarà sempre sulla bocca di tutti – DRINKS – è un’ottima cosa per una band, soprattutto se si tratta di un progetto quasi estemporaneo come quello della cantautrice gallese Cate Le Bon e di Tim Presley dei White Fence. Due personaggi talvolta stravaganti, sicuramente affascinanti, che definiscono questo sodalizio artistico come un “progetto solista con una bocca, un set di polmoni, una mente e quattro gambe”… Un essere mitologico, insomma.
Entrambi musicisti raffinati e avventurosi, per il loro album di debutto insieme i DRINKS hanno scelto di esplorare territori insoliti, vagamente primitivi e selvaggi, dove sono riusciti a trovare una collocazione interessante senza tradire la loro indole sofisticata. Le armonie scure dei White Fence e i ritornelli orecchiabili di Cate Le Bon rivelano il carattere pop e non intellettualistico di Hermits On Holiday.
Lungo tutto il disco si avverte una schizofrenia latente, che a tratti emerge con forza e spiazza l’ascoltatore. A volte non si capisce dove vogliano andare, ma poi ci sorprendono con gusto. È un pop-rock disconnesso, un garage distorto che riporta alla fine degli anni Settanta, agli albori del punk e ai suoi incroci con le influenze nere del blues e del dub. Eppure resiste quasi sempre l’equilibrio tra la leggerezza delle linee melodiche e la forza delle improvvisazioni chitarristiche.
“She Walks So Fast” è una canzone leziosa quanto basta, ma si regge su un riff micidiale e su un andamento che sembra prenderci in giro, lasciandoci sospesi nell’attesa di un’esplosione rock’n’roll (come grida Presley) che si trasforma in uno sfogo post-punk. “Splits The Beans” mette in evidenza la voce di Cate Le Bon, capace di soavità e durezza nel giro di una frase, e resa particolare da quel forte accento gallese che ostenta con orgoglio. Qui, la batteria dal sapore jazz e le percussioni aggiungono nuovi colori e sensazioni viscerali.
Poi arriva “Tim, Do I Like That Dog” e saltano tutte le regole della composizione. Quasi sette minuti di improvvisazione a singhiozzo, mentre Cate ripete ossessivamente la stessa frase: “Tim, do I like that dog?”.
Dall’inizio alla fine Hermits On Holiday suona estremamente spontaneo e libero da condizionamenti di forma e genere, eppure non dà mai l’impressione di essere nato da estemporanee jam session in furgone (come pare che sia successo). C’è una misura complessiva, un bilanciamento di vuoti e pieni che tradisce la bravura e i riferimenti di due artisti di grande talento ed esperienza, che ci regalano un ottimo album anche se vogliono solo divertirsi.

DRINKS – Hermits on Holiday

Hermits on Holiday (Birth/Heavenly/PIAS)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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