Dornik

Nella stressante e caotica routine metropolitana capita spesso che abbiamo voglia di fermarci, spegnere la luce e buttarci sul divano senza pensare a nulla. Lasciarci cullare dai pensieri che ci fanno stare bene e sognare a occhi aperti, come un nuovo amore, la serata romantica appena trascorsa o che stiamo per vivere, un paesaggio da cartolina, le prossime vacanze… L’omonimo album di debutto di Dornik è l’accompagnamento perfetto per questo stato d’animo.
La sua carriera musicale è iniziata come batterista, ma è stata la cantante soul Jessie Ware, che lo aveva scelto per il suo tour, a scoprire che ha anche una bellissima voce. Gli ha tolto di mano le bacchette e lo ha messo davanti a un microfono, portandolo prontamente a firmare per la sua stessa etichetta, la PMR.
La somiglianza e l’ammirazione per Michael Jackson sono evidenti, ma Dornik è molto più vicino ad altri nomi dell’R&B che non al Re del Pop. Il primo paragone che viene in mente è quello con le tre star del momento, Frank Ocean, The Weeknd e Miguel, ma forse il vero riferimento è il Maxwell degli anni Novanta, senza tralasciare qualche sofisticata atmosfera alla Sade. Dornik è piuttosto retromaniaco, preferisce i suoni del recente passato alla contemporaneità: effetti sintetici in serie, chitarre impastate, batterie digitali.
Ma, come dicevamo, questo è un disco senza intellettualismi, giusto per cullarci nella sensazione dell’innamoramento languido e nei sospiri, nella magia dell’attesa e nella sospensione del tempo frenetico della città. Provate ad ascoltare “Blush” e “Shadow”, oppure “Mountain”, che fissa in una canzone quegli attimi di pace interiore che si provano nel restare distesi di fianco alla persona amata su un prato morbido. La voce di Dornik sembra scossa da fremiti di dolce piacere, mentre scorre su un tappeto super-soft di suoni sintetici e languidi cori.
I testi non sono particolarmente significativi o poetici, ma sensualità e romanticismo sono sprigionati a pacchi dall’atmosfera, dall’arrangiamento e dal modo di cantare del giovane Dornik. Anche il suo sguardo sulla copertina la dice lunga…
La mia traccia preferita è “Drive”, che trasmette quel misto di esaltazione e serenità che si prova la mattina, guidando verso un nuovo giorno, con la sicurezza di ritornare la sera tra le braccia di chi si ama.
Insomma, Dornik ci coccola e ci spinge dolcemente alla deriva, lasciandoci aggrappare agli ultimi scampoli di un’estate troppo breve, come tutte le estati, ma molto intensa.

Dornik (PMR)

Dornik (PMR)

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Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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