Halawella

La cantautrice Maryam Saleh, ritenuta una delle voci più significative della sua generazione, è ormai l’artista donna più rappresentativa della scena indipendente egiziana. Considerando queste tre semplici parole – “artista”, “donna” e “indipendente” – in qualsiasi ordine, è facile intuire che la sua strada non sia stata priva di insidie. È per questo che mi piace: è una tipa tosta ed è riuscita a emergere in un ambiente ostico, chiuso e maschile.
La sua musica intensa e originale mescola con eleganza le influenze occidentali del rock e del trip hop con le radici mediorientali e la lingua araba, mentre dal vivo colpiscono soprattutto il suo carisma e la sua fisicità, energica e decisa, plasmata in anni di esperienze teatrali e cinematografiche (in film indipendenti, ovviamente). Si è già esibita in tutto il mondo arabo, partecipando anche al Palestine International Festival a Ramallah, e collabora con alcuni importanti musicisti come Maurice Louca (Egitto), Tamer Abu Ghazaleh (Palestina) e Zeid Hamdan (Libano).
Proprio con quest’ultimo, qui in veste di arrangiatore, produttore e manipolatore di suoni, Maryam porta avanti il progetto Halawella (حلاويلا), che vede finalmente la luce come album full-lenght dopo una manciata di tracce pubblicate in rete e tante performance dal vivo.
Il disco comprende dieci canzoni, in gran parte ispirate dall’opera del leggendario duo formato dal compositore e cantante Sheikh Imam e dal poeta popolare Ahmed Fouad Negm, pionieri di un linguaggio musicale provocatorio e sarcastico negli anni Settanta, amati soprattutto per il loro impegno politico a favore delle classi povere. Maryam Saleh lavora su questo repertorio popolare e ripropone cover di loro brani da almeno dieci anni, sottolineando soprattutto quel lato critico e sarcastico che oggi è ancora estremamente attuale in Egitto.
In Halawella l’interpretazione di Maryam si fa quasi estrema, trovando nuove sfumature e modalità espressive grazie al tappeto sonoro creato da Zeid Hamdan. Basi elettroniche e trip hop si mescolano alle atmosfere mediorientali, diventando il supporto ideale per l’originale vocalità di Maryam, per le sue particolari linee melodiche e per la lingua araba (il dialetto egiziano). Il patrimonio musicale e linguistico del folklore egiziano cambia sorprendentemente aspetto, trasformato dal lavoro di Zeid e dalla potenza comunicativa di Maryam, intensa e ironica protagonista di questi brani.
Avrei proprio voglia di vedere il progetto Halawella dal vivo, ma temo che sia inutile aspettare che qualche festival inviti Maryam Saleh e Zeid Hamdan in Italia. Mi sa che faccio prima a guardare i voli per il Medioriente.

Halawella (Mostakell 2015)

Halawella حلاويلا (Mostakell مُستقلّ)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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