Evermore: The Art of Duality

L’idea che gli opposti siano alla base di tutti i sistemi compiuti è antica, già Eraclito l’aveva formulata chiaramente nella sua dottrina dei contrari, e ognuno di noi ne avrà avuto almeno una prova nel corso dell’esistenza.
The Underachievers, duo hip hop formato da AK e Issa Gold (nemmeno cinquant’anni in due), ha costruito il suo secondo album, Evermore: The Art of Duality, proprio sulla relazione tra entità opposte: corpo e mente, ordine e caos, guerra e pace, giusto e sbagliato, luce e ombra.
Fughiamo subito ogni dubbio… Sì, si drogano. La loro passione per le sostanza psicotrope come l’LSD e la curiosità per l’occulto e il misticismo non sono segrete e, anzi, caratterizzano la loro filosofia artistica e il loro stile di vita. AK e Issa Gold, nonostante facciano parte del collettivo di brutti e cattivi Beast Coast (insieme a Joey Bada$$ e i Flatbush Zombies, fra gli altri), sono convinti di essere “bambini indaco”, indigo children, ovvero ragazzi dotati di poteri speciali e sovrannaturali, secondo la filosofia New Age.
A parte le stranezze, negli ultimi anni gli Underachievers hanno anche avuto la fortuna di essere supportati da alcuni produttori di spicco, altrettanto psichedelici, come Flying Lotus e quelli del giro Brainfeeder. Come biglietto da visita non è male.
Evermore: The Art of Duality è nettamente diviso in due parti, esplora due mondi sonori opposti e complementari. La prima parte (Phase I, tracce 1-7) rappresenta il lato luminoso del disco, morbido nei suoni e più intellettuale nei contenuti. Pur essendo autobiografici, i testi riescono a uscire dagli stereotipi della vita nel ghetto, anche quando AK racconta del proprio passato in una gang o Issa Gold parla della propria dipendenza adolescenziale da cocaina e psicofarmaci (“Shine All Gold”). In fondo tutte queste esperienze hanno contribuito a portarli al momento presente, un momento di grande consapevolezza e positività.
Ma poi comincia la seconda parte (Phase II, tracce 8-15) e cala la notte. I suoni si fanno cupi, i bassi diventano più profondi e le batterie martellanti. The Underachievers si ricordano di essere un prodotto delle strade di Brooklyn con i piedi ben piantati per terra, anche se le loro menti sono capaci di volare alto, e scoprono il lato oscuro della loro musica. Fate attenzione, ci suggeriscono in “Generation Z”, perché anche uomini pacifici possono trasformarsi in feroci guerrieri se minacciati o alimentati dall’adrenalina.
I beat di Ashton Benz, Nick Léon e Lucas Savo si trasformano, passando dalla calma galleggiante e allucinata della prima parte agli stati d’agitazione della seconda.
Ai due rapper il flow non manca e si esprimono in maniera complementare: AK ha un tono più acido e pungente, rappa come parla, mentre Issa Gold dà il meglio di sé nelle fasi concitate, aggredisce le rime con la sua voce mezza baritonale come se inseguisse le frasi, una dopo l’altra.
Alla fine di questo viaggio, un’ora circa per quindici pezzi, la morale è chiara e semplice: quello che ci guida nella vita è la continua ricerca di un equilibrio, quel punto equidistante tra i due estremi di qualcosa. È lì che punta tutto il nostro quotidiano sbatterci.

The Underachievers – Evermore: The Art of Duality (RPM MSC)

Evermore: The Art of Duality (RPM MSC)

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