Women’s Rights

Comincio subito da un’ammissione: con questo titolo, Women’s Rights, il disco delle Childbirth mi piaceva ancora prima di averlo ascoltato. Tutto quello che scriverò da qui alla fine del post, sarà condizionato da quella sensazione di colpo di fulmine.
E se là fuori c’è qualche ragazzino scemo che sta storcendo la bocca con aria di sufficienza, annoiato da un tema che considera noioso o superato, gli dedico subito un paio di versi:

“I’ll let you explain feminism to me
If I can use your HD TV…”
(“Tech Bro”)

Usare il termine super-gruppo forse non è azzeccato, perché le tre musiciste che compongono le Childbirth non sono tanto famose al grande pubblico, ma è tecnicamente esatto. Infatti, Julia Shapiro proviene dalle Chastity Belt, Bree McKenna dai Tacocat e Stacy Peck dai Pony Time. Le loro strade si sono incrociate diverse volte nella vivace scena alternativa di Seattle, finché non hanno deciso di fare qualcosa insieme nel nome della grande tradizione Riot Grrrl.
Women’s Rights, il loro primo album insieme, corrisponde perfettamente alla definizione di punk che tutti abbiamo in mente. Il numero minimo di accordi, tempi strettissimi, un suono sporco ed essenziale e, cosa più importante, l’inconfondibile attitudine da dito medio puntato contro il mondo. Ma è anche un disco divertente, sarcastico, che apparentemente parla di fatti insensati e racconta storie ridicole, e invece dice molto di più di quel che sembra, sbattendoci in faccia la realtà di una società di merda creata da noi stessi con le nostre mani.
In tredici canzoni per meno di mezz’ora le Childbirth ci fanno ridere, saltare e riflettere, avvolgendo la loro lucida e pungente critica sociale in una massiccia dose di senso dell’umorismo.
Si comincia con la title-track, quaranta secondi per due frasi. In “Baby Bump” prendono in giro l’usanza americana delle feste baby shower, nelle quali future mamme con enormi pancioni ricevono inutili regali per i bimbi in arrivo, immaginandosi un’amica “fattona” che porta in dono un po’ di coca per vivacizzare la situazione. Invece, “Siri, Open Tinder” critica le nuove, tristi, modalità di ricerca del partner ideale su social network o siti d’incontri. Con qualche indizio si può individuare un sotto-testo femminista anche in “Will You Let The Dogs In”, che è la rivisitazione della celebre “Who Let The Dogs Out”.
Le Childbirth sono una band geniale: un attimo prima sei lì a ballare con le loro canzoni, sorridendo per i testi non-sense e il loro umorismo pungente, e un attimo dopo ripensi a quello che dicono davvero. Se sei una donna, scoppi a ridere ancora più forte. Se sei un uomo, forse ti senti un cretino (e fai bene).

Childbirth – Women's Rights (Suicide Squeeze Records)

Women’s Rights (Suicide Squeeze Records)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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