Making Time

Diciamo la verità: ogni mese escono così tanti dischi di nuovi artisti, che è difficile ricordarsi di tutti, soprattutto di quelli che non ci colpiscono particolarmente. Per esempio, la voce di Jamie Woon mi era già piaciuta ai tempi di Mirrorwriting (2011), ma l’album di per sé non aveva fatto breccia nel mio cuore. Poi per quattro anni il caro Jamie non si è fatto sentire (a parte una collaborazione con i Disclosure) e quindi mi sono quasi dimenticata della sua esistenza artistica.
Per fortuna, ho avuto voglia di soffermarmi sul suo nuovo disco, Making Time, che finalmente regala a Jamie Woon la collocazione che si merita, non solo nella mia discoteca mentale – non penso che gli interessi – ma anche nella geografia musicale del mondo. Le coordinate sono precise e puntano all’intersezione tra songwriting contemporaneo e R&B elegante, non si può sbagliare.
Making Time è un album pieno di anima, costruito sul groove e sulle linee vocali, ispirato esplicitamente al miglior D’Angelo d’annata, quello di Voodoo. Jamie Woon e il produttore Lexx hanno studiato con attenzione il suono complessivo del progetto, perciò hanno chiamato in studio musicisti veri e hanno ridotto all’essenziale la struttura dei brani. Dopo le sperimentazioni elettroniche piuttosto incomplete di Mirrorwriting, qui c’è tutto quello che serve: armonie perfette, melodie efficaci e la bellissima voce di Jamie, che non ha bisogno di effetti o di massicci interventi di produzione per arrivare al cuore dell’ascoltatore. Gli strumenti fanno gioco di squadra, ma la voce è la vera punta di diamante in questo mondo neo-soul.
Anche la scrittura funziona meglio rispetto al passato, le canzoni restano in testa più facilmente e sono curate al dettaglio, ma sempre puntando all’indispensabile. “Sharpness”, il primo singolo, è raffinato e sensuale, trascinato da un beat irresistibile che accompagna la voce di Jamie alle parole più importanti: “Everyday is the day that you save me”. In questo brano troviamo il contributo di Robin Hannibal, mentre in “Lament” quello di Royce Wood Junior. Infine, la voce ruvida di Willy Mason compare in “Celebration”, regalando al brano un carattere speciale.
Making Time si chiude con “Dedication”, un lento romantico che procede con ritmo costante e ipnotico per oltre sei minuti attraverso un’atmosfera morbida e ovattata, fatta di misurati inserti elettronici e poco altro. A questo punto la bottiglia di vino sarà già finita, altrimenti fate ripartire l’album dall’inizio.

Jamie Woon – Making Time (Polydor/PMR)

Making Time (Polydor/PMR)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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