Ibn El Leil

Dopo due anni di attesa è uscito Ibn El Leil, il nuovo album dei libanesi Mashrou’ Leila, e la mia identità mista euro-araba ringrazia, perché può nutrirsi di musica fresca di alta qualità. Quando li avevo intervistati per La città nuova, lo scorso novembre, mi avevano svelato l’intenzione di registrare il disco in Europa e, infatti, sono stati a Parigi con il produttore Samy Osta (già al lavoro con Feu! Chatterton, Jamaica e Chromeo).
La prima cosa bella dei Mashrou’ Leila è il nome, un suono morbido e sensuale che accompagna un significato ambiguo. La parola “Leila” vuol dire “notte”, ma può indicare anche una donna, reale o immaginaria, senza tempo. Letteralmente, Mashrou’ Leila può essere un “progetto notturno” o il “progetto di Leila” e i musicisti stessi giocano di volta in volta con una sfumatura o l’altra.
L’altra cosa ancora più bella è la loro capacità di sfondare le barriere. In un mondo pieno di tabù e stereotipi, come quello arabo, scrivono canzoni importanti, parlando di diritti LBGT, libertà di pensiero e d’espressione, sesso e amore, religione e politica, discriminazioni di razza e genere. Non temono la forza delle loro stesse idee e proseguono senza incertezze per la loro strada.
Ibn El Leil (“figlio della notte”) rappresenta un ulteriore passo in avanti verso l’equilibrio ideale tra l’anima mediorientale della band e l’influenza dell’indie-rock occidentale. L’eco di certe sonorità tradizionali, l’uso della lingua araba e la voce magica di Hamed Sinno, con le sue modulazioni e i suoi passaggi insoliti per il nostro orecchio, sottolineano la provenienza della band, ma la presenza ingombrante dell’elettronica, la costruzione del beat e la ricerca del riff vincente guardano altrove. Oggi che ce n’è davvero tanto bisogno, i Mashrou’ Leila ci ricordano che l’incontro tra i due mondi, quello arabo e quello occidentale, è una possibilità concreta che può generare arte e bellezza.
Il primo singolo estratto, “Maghawir” racconta di una sparatoria in club, prendendo spunto da due episodi realmente avvenuti a Beirut nell’arco di una settimana, nei quali sono morti ragazzi giovanissimi che stavano semplicemente facendo festa con gli amici. Il testo è una specie di elenco di cose da fare nella vita notturna della capitale libanese, che da un lato fa sarcasticamente riferimento alle guide per turisti con le loro liste di “what-to-do” e dall’altro critica duramente la massiccia diffusione di armi da fuoco fra i giovani e l’uso della violenza come affermazione di virilità. In questo senso il discorso si allarga anche agli stereotipi di genere, tentando di rovesciare quella concezione ancora machista della società, contro la quale i Mashrou’ Leila combattono da sempre un’aspra battaglia. La componente musicale di questa canzone, decisamente dancefloor oriented, rende evidente per contrasto l’assurdità di certi fatti, la normalizzazione e accettazione di alcuni comportamenti che invece dovrebbero essere denunciati e banditi in qualsiasi civiltà evoluta.

Non c’è bisogno di dire che non serve conoscere l’arabo per apprezzare la musica dei Mashrou’ Leila. Lasciatevi trasportare dall’atmosfera e gettate il cuore oltre l’ostacolo linguistico: anche senza comprendere le parole, si capisce benissimo quando c’è da ballare e quando da chiudere gli occhi, sognando.

Mashrou-Leila-Ibn-El-Leil

Ibn El Leil (self-produced)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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