The Great Mixtape Top Five #18

Quest’anno ero partita con l’ottimo proposito di non fare classifiche, ché tanto lo sappiamo che sono fini a se stesse e domani ce le siamo già dimenticate. Però alla fine non ho resistito, la vertigine della lista mi ha colto quasi allo scadere del 2015 e mi ha spinto a mettere in fila i miei dischi preferiti degli ultimi dodici mesi. Solito disclaimer: “preferito” non è un sinonimo di bello, non indica oggettività né giustizia.

Jung-Lee-The-End-2010

Addirittura quest’anno mi sono un po’ allargata, così la Top Five dei miei dischi preferiti è diventata la Top Five + Five, altrimenti detta Top Ten.

10) Ibn El Leil, Mashrou’ Leila (self-produced). La band libanese più conosciuta nel mondo riesce a combinare le sonorità dell’indie-rock internazionale alle atmosfere mediorientali in una forma nuova e affascinante.

9) Full Communism, Downtown Boys (Don Giovanni Records). Come ho già detto mesi fa, si tratta della migliore punk band attualmente in circolazione. Grazie alla sua formazione insolita è capace di catapultarci a tutta velocità nelle zone di contaminazione tra rock e jazz.

8) Currents, Tame Impala (Interscope). La psichedelia al suo meglio, così come deve suonare nel 2015.

7) Compton, Dr. Dre (Interscope/Aftermath). Un disco, un posto, un mito, la storia dell’hip hop.

6) If You’re Reading This It’s Too Late, Drake (Cash Money). Il musicista canadese è un fuoriclasse indiscusso nell’esplorare il lato notturno dell’hip hop e dell’R&B, ma si è finalmente emancipato da quell’etichetta di “rapper triste” che gli stava stretta, trasformandosi in un artista completo e versatile.

5) The Epic, Kamasi Washington (Brainfeeder). Un sassofonista geniale, capace di prendere il meglio da mille influenze diverse, da John Coltrane a Flying Lotus, dalle orchestre jazz ai dj, per inventare qualcosa di unico e originale.

4) Last Year’s Savage, Shilpa Ray (Northern Spy). Rock’n’roll, punk, blues e cabaret: mescolare con tanta ironia e agitare bene, per ottenere il disco che meglio è riuscito a dipingere questi tempi selvaggi.

3) In Colour, Jamie XX (Young Turks). Il giovane produttore britannico è bravissimo anche da solo, il suo debutto solista è un meraviglioso caleidoscopio di sentimenti, generi e atmosfere.

2) A New Place 2 Drown, Archy Marshall (XL, True Panther). In pochissimi giorni – è uscito due settimane fa – ha sbaragliato quasi tutti i concorrenti per il podio. Giovanissimo e vulcanico, cantautore chitarrista bluesman postmoderno appassionato di hip hop, è impossibile imbrigliare Archy Marshall (un tempo noto come King Krule) in una definizione.

1) To Pimp A Butterfly, Kendrick Lamar (Interscope/Aftermath/Top Dawg). Lo so che è scontato, ma se questo disco ha stravinto ogni classifica, ci sarà un motivo. Anzi, mille motivi. E ogni volta che lo ascolto, ne trovo uno nuovo. Non è soltanto hip hop fatto ai massimi livelli, è la narrazione viva, cruda e intensa di un momento storico e di un’intera generazione. Kendrick Lamar è un genio.

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Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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