From Joy

Il luogo di nascita segna inevitabilmente l’esistenza di ognuno, ma ci sono città con un carattere così definito da lasciare il loro inconfondibile segno più di altre. Come Detroit, e soprattutto se sei un musicista.
Kyle Hall è nato proprio lì nel 1991, nel pieno della seconda ondata techno. È cresciuto respirando musica, fuori e dentro casa. Sua madre è una cantante jazz, soul e gospel, suo zio è la leggenda locale Dj Raybone, mentre suo padre aveva un club. E intanto Kyle seguiva e ammirava Theo Parrish, Carl Craig, Mike Huckaby, Omar-S, Rick Wilhite, trascorrendo le sue giornate al famoso negozio di dischi di quest’ultimo, il Vibes, vero punto di riferimento per dj e collezionisti. Non c’è da stupirsi, quindi, se ha cominciato a fare musica elettronica a tredici anni, mentre la maggior parte dei ragazzini a quell’età gioca ancora a nascondino in cortile o alla PlayStation.
Così, a ventiquattro anni, Kyle Hall è uno dei produttori più apprezzati della scena di Detroit e ha già fondato la sua etichetta, la Wild Oats, con la quale pubblica oggi il suo secondo album, From Joy. Il titolo deriva prosaicamente dall’indirizzo della cantina di suo padre, in Joy Road, nella quale ha registrato le otto tracce, ma richiama anche l’idea di un’esistenza attiva e vigile, libera dalle narrazioni imposte dagli altri e da noi stessi attraverso le tradizioni e i giudizi della società. La fase della vita nella quale si è più onesti, veri e proattivi, è quella tra l’infanzia e l’adolescenza, perciò Kyle Hall ci suggerisce in qualche modo di recuperare quello stato di inesauribile e gioiosa energia giovanile.
La formula di From Joy è quella di un sapiente equilibrio tra sinuose melodie e ritmiche concrete, tra dimensione onirica e pragmatica lucidità. È un album ambizioso e complesso, ma allo stesso tempo pulsante di calore e accessibile, capace di aprire la mente, espandere l’immaginazione, creare un nuovo senso del tempo grazie alle eleganti incursioni pianistiche, alle morbide linee di basso e alle esplorazioni sintetiche rubate alla musica house, tutte inserite in implacabili strutture ritmiche da 4/4. Qui il jazz non compare tanto in forma di campionamenti, ma piuttosto nell’atmosfera, nella sua natura esecutiva d’insieme, in quelle sfumature e imperfezioni che regalano umanità e poesia.
L’elettronica di From Joy è concepita per l’intrattenimento e l’evasione dalla realtà, ma anche per l’ascolto individuale e il pensiero, come se fosse un viaggio fuori e dentro di sé. Irrimediabilmente racconta Detroit, quella di oggi, ma parla anche del giovane Kyle Hall, nato e cresciuto nel posto giusto.

From Joy – Kyle Hall (Wild Oats)

From Joy (Wild Oats)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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