Brute

“Ho fatto un disco su protesta e brutalità, che non significa che si tratti di ‘musica di protesta’.
È su potere, libertà, rabbia e paura.
Volevo che suonasse fragile, violato, in ebollizione e senza speranza.
La mia bocca era ed è ancora gonfia di parolacce.”

Così Fatima Al Qadiri, musicista elettronica newyorchese ma originaria del Kuwait, presenta il suo nuovo progetto, Brute, concepito e prodotto durante un periodo di immobilità forzata a causa di un ginocchio infortunato.
Erano i giorni delle drammatiche rivolte della comunità nera negli Stati Uniti, così le immagini di rabbia, disperazione e violenza provenienti da Ferguson, Baltimora e altri nervi scoperti del paese, hanno spinto il disco verso alcuni temi molto delicati e di stringente attualità. Autorità e controllo, contenimento e sorveglianza, ma anche la relazione tra poliziotti e cittadini nel contesto di una protesta così importante e amplificata dai media in tutto il mondo. Fatima Al Qadiri ribadisce il diritto a manifestare il dissenso e combattere per i propri diritti, criticando senza sconti la brutale repressione operata dalle forze dell’ordine.
Fin dalla copertina – la scultura Po-Po di Josh Kline modificata dal creativo Babak Radboy, un Teletubbies astronauta dall’espressione persa – Brute è un’opera distopica, che prevede per il mondo un futuro di disperazione e autodistruzione.
I numerosi campionamenti e le registrazioni concrete si mischiano alle basi elettroniche, creando un profondo contrasto tra freddezza tecnologica ed emozioni umane. La manipolazione sonora è estrema, provoca un senso di oppressione diffusa, una voglia incontenibile di scappare o gridare contro i rimbalzi metallici di un ambiente quasi inumano.
L’album si apre con “Endzone”, che contiene le voci della protesta di Ferguson, la folla arrabbiata, gli spari, le sirene, i LRAD (Long Range Acoustic Device) usati come armi sonore paragonabili alla tortura. Persino quando sembra sopraggiungere la calma, scopriamo che è soltanto una sensazione momentanea, prima di scoprire che il mondo è destinato alla frammentazione, sociale e fisica (“Fragmentation”). A chiudere questo concept è “Power”, una traccia movimentata che include un estratto dell’intervista all’ex sergente Cheryl Dorsey (LAPD) sugli abusi di potere dei poliziotti. È buttato lì, fra i vetri rotti, a increspare l’atmosfera più distesa della base elettronica.
Con Brute Fatima Al Qadiri esprime tutta la frustrazione per una società che non va nella direzione giusta, ma ci lascia anche con una domanda interessante: oggi la musica elettronica può essere politica?

Fatima Al Qadiri – Brute (Hyperdub)

Brute (Hyperdub)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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