A Mulher do Fim do Mundo

Le Olimpiadi di Rio2016 stanno per cominciare, ma il Brasile non sembra pronto. Il grande paese sudamericano vive una delle fasi più delicate e difficili della sua storia, la società è spaccata, le disuguaglianze aumentano, la crisi economica e politica sembra impossibile da risolvere, la corruzione è ai massimi livelli. Eppure, niente può fermare la creatività brasiliana.
Lo dimostra anche Elza Soares, icona del samba e del Brasile stesso, ancora piena di passione a 79 anni, ancora capace di sprigionare il suo fuoco interiore e di realizzare un disco bellissimo, innovativo e potente. È lei, A Mulher do Fim do Mundo.
La vita non è mai stata buona con Elza, che però è sempre riuscita a superare ogni difficoltà con forza e determinazione. Nera, povera e autodidatta, è un simbolo per i brasiliani, la rappresentazione concreta di chi ce l’ha fatta partendo dal basso più basso. Poi, nemmeno la celebrità e l’affetto popolare l’hanno messa al riparo dal dolore: Elza ha conosciuto l’esilio e gli scandali, ha subito l’odio razzista sulla propria pelle, ha visto il suo grande amore, il calciatore Garrincha, farsi risucchiare dall’alcolismo e diventare violento.
E adesso, a quasi ottant’anni, quando finalmente potrebbe godersi la tranquillità, decide di rimettersi in gioco con un disco sperimentale, che mescola diversi stili afro-brasiliani con elementi duri e dissonanti del rock, del punk e del noise. A Mulher do Fim do Mundo è in parte autobiografico, ovviamente, e in parte di finzione, ma tiene costantemente alto il livello della provocazione, come se questa grande artista volesse sfogarsi del troppo dolore provato e allo stesso tempo far valere la propria capacità di reazione, come una leonessa indomita.
Tutto l’album è stato scritto e registrato insieme a un gruppo di giovani musicisti della scena samba sujo di Sao Paolo, fra i quali i due produttori Guilherme Kastrup e Rômulo Fróes e alcuni componenti delle band Passo Torto e Metá Metá. Ecco perché non si tratta della solita morbida e avvolgente musica brasiliana, ma di qualcosa di energico e grintoso, pieno di vita ma anche di spinta sovversiva.
Se “Pra Fuder” è un inno alle gioie del sesso, “Maria da Vila Matilde” è un invito alla ribellione a tutte le donne maltrattate dai mariti. E, nelle pieghe delle storie quotidiane, Elza Soares dipinge il ritratto del Brasile contemporaneo, afflitto dalla crisi sociale, economica e politica, dilaniato dalla violenza, colpito dalla repressione della polizia, segnato dal razzismo e dall’omofobia. “Coração do Mar”, la canzone che apre il disco, sembra quasi un inno nazionale al contrario, una riflessione amara e malinconica. Al contrario, la movimentata title-track libera tutta la forza selvaggia del samba e del carnevale, mescolata ad archi e cavaquinho, in un’ode festosa alle qualità salvifiche della musica e della danza.
I momenti contemplativi si alternano a quelli più stravaganti e sperimentali, con la voce rauca di Elza che racconta storie senza tempo e aneddoti di concreta quotidianità con la stessa convinzione. In ogni sfumatura, in ogni piega della sua interpretazione, in ogni graffio si sente la voglia di sfidare e mordere la vita. Dopo tutta un’esistenza di lotta, Elza Soares di certo non si arrende oggi.

Elza Soares, A Mulher do Fim do Mundo (Mais Um Discos)

A Mulher do Fim do Mundo (Mais Um Discos)

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