Jeffery

Abbandonare un nome d’arte a favore del proprio nome di nascita, per un musicista e, soprattutto, per un rapper è come mettersi a nudo, calare la maschera e svelare se stesso.
Con il suo nuovo album, intitolato semplicemente Jeffery (preferito all’esteso No, My Name Is Jeffery), il rapper di Atlanta Young Thug lascia il proprio personaggio per tornare a essere Jeffery Lamar Williams, pur conservando evidenti elementi di continuità con i suoi lavori precedenti. È ancora un equilibrista sul filo sospeso tra maschile e femmineo, tra luce e oscurità, tra ironia e severità, mantenendo così un punto di forza nell’impossibilità di essere incasellato, definito in termini precisi, etichettato. L’aura misteriosa e indecifrabile che lo avvolge, da sempre lo rende un performer affascinante e versatile.
In questo disco tutti brani sono intitolati con i nomi dei suoi “idoli”, dal pugile Floyd Mayweather al produttore Swizz Beats, da Rihanna a Gucci Mane, fino al gorilla Harambe (ucciso allo zoo di Cincinnati solo perché un bambino era entrato nel suo recinto). Ad aprire la lista è “Wyclef Jean”, il più riuscito, trascinato da un beat in levare e dall’interpretazione vocale caraibica, molto vicina allo stile dell’ex Fugees, il quale contribuisce poi in prima persona a un altro pezzo, “Kanye West”.
Al contrario di quello che si potrebbe supporre, queste canzoni non riguardano affatto i personaggi dai quali prendono i rispettivi titoli. Tutte parlano dello stesso Jeffery: “Jeffery is all about Jeffery. It ain’t even about Young Thug. Ain’t no Young Thug songs on there”.
Il cuore dell’album è romantico, intriso d’amore e di vita di coppia, costruito secondo intelligenti meccanismi pop e disseminato di elementi che restano in testa. Il rap di Jeffery è pieno di giochi di parole taglienti ed efficaci, che creano associazioni interessanti e permettono di elaborare un immaginario vivido e vibrante. E le grida, i mormorii, i respiri affannosi aggiungono umanità a un artista lontano dagli stereotipi, a suo agio su basi e contesti diversi.
Lo stile non gli manca, lo sapevamo, e la copertina che lo ritrae nelle linee androgine dell’abito disegnato da Alessandro Trincone, lo rende evidente al primo sguardo. Addio Young Thug, evviva Jeffery.

Jeffery (300 Entertainment/Atlanta)

Jeffery (300 Entertainment/Atlanta)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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