The Great Mixtape Top Five #24

Nell’incertezza totale che ci accompagna in questa fine anno, con un mondo che va a rotoli nel vuoto spinto della politica mondiale, possiamo soltanto sperare che il futuro sia migliore del presente, almeno un po’.
Di questo 2016 possiamo salvare ben poco, ma come sempre la musica rappresenta una zona di conforto sicura e accogliente, dove ognuno di noi può trovare la propria droga per stare bene. Se poi ci si droga pure di altro, direi che ci sono tutte le ragioni per farlo.

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E allora mettiamo in ordine i miei album preferiti del 2016 nella classifica extralarge di fine anno Top Five + Five. Esatto, se la matematica non è un’opinione, è una banale Top Ten.

10) A Mulher do Fim do Mundo, Elza Soares (Mais Um Discos). Icona del samba e del Brasile stesso, l’indomita cantante si mette in gioco con un gruppo di giovani musicisti e produttori, sperimentando una via inedita alla sua voce graffiante.

9) Black Focus, Youssef Kamaal (Brownsood Recordings). Nella South Londra di Kamaal Williams e Youssef Dayes si mescolano Afrobeat, jazz europeo e funk anni Settanta in un disco magico.

8) I AKA I, Ash Koosha (Ninja Tune). Un disco di vera poesia, field recording e campioni sonori manipolati con profonda e straordinaria umanità, contaminando la sperimentazione sonora estrema con l’ispirazione classica, persiana e occidentale.

7) The Mountain Will Fall, Dj Shadow (Mass Appeal Records). A vent’anni dal suo album capolavoro, il re dei campionamenti dà una svolta creativa alla propria musica e prova nuovi strumenti, facendo l’ennesimo grande centro.

6) A Seat at the Table, Solange (Columbia). Un bellissimo concept album su che cosa significa essere una donna afroamericana negli Stati Uniti oggi, una dichiarazione intensa e audace nei contenuti e nella forma.

5) Afro-Haitian Experimental Orchestra, Afro-Haitian Experimental Orchestra (Glitterbeat Records). Le radici comuni dell’Africa occidentale e di Haiti – poliritmia, groove e colore – in una meravigliosa orchestra formata dai più grandi musicisti haitiani e guidata dal maestro Tony Allen.

4) We Got It From Here… Thank You 4 Your Service, A Tribe Called Quest (Epic/Sony). Atteso da ben diciotto anni, il sesto e ultimo album della leggendaria formazione hip hop riesce a riprendere il meglio dell’energia creativa del passato con spirito di rinnovamento, senza mai cedere alla nostalgia.

3) Blonde, Frank Ocean (self-released). Con questo disco di storie emozionanti, che parlano di oggi, lasciando spazio anche alla riflessione e al pensiero, l’R&B passa a un livello superiore, musicalmente difficile da raggiungere per chiunque altro.

2) Malibu, Anderson .Paak (EMPIRE/OBE/Steel Wool/Art Club). La vita, fin qui piuttosto dura, e l’immensa cultura musicale del cantautore e rapper californiano condensate in un album maturo, mai autoreferenziale, pieno di influenze, contaminazioni di genere e sfumature stilistiche.

1) Blackstar, David Bowie (Columbia/RCA). In soli due giorni, proprio all’inizio dell’anno, il Duca Bianco ci ha regalato un album bellissimo e struggente, poi ci ha lasciati per sempre, chiudendo la sua straordinaria vita artistica con un’ultima, insuperabile, performance.

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Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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