Godfather

“Volevo una scena e me la sono creata.” Wiley, produttore e rapper londinese noto anche come Eskiboy, ha le idee chiare rispetto al proprio ruolo nella nascita e nell’evoluzione del genere grime. Il titolo non lascia spazio a dubbi, Wiley ne è il Godfather, il padrino, e questo undicesimo album rappresenta una sorta di auto-celebrazione, il riconoscimento di questo status e di tutti i risultati raggiunti in quasi vent’anni di carriera, dal sottobosco urbano della capitale inglese fino all’esplosione internazionale.
Per tracciare un bilancio e, soprattutto, per sottolineare come la sua figura sia stata importante anche per altri mc, spesso emersi grazie al suo lavoro di apripista o al suo appoggio diretto, Wiley ospita in questo disco tanti contributi di amici o vecchi rivali, come i compagni della crew Roll Deep o alcuni componenti della BBK. Ci sono Devlin, Ice Kid, Skepta, JME, Frisco & J2K, solo per citarne alcuni, ma mancano alcuni personaggi di primo piano, come Tinchy Stryder o Dizzee Rascal.
I momenti migliori di Godfather sono proprio quelli che mettono il veterano Wiley a confronto con altri mc a botte di sedici barre, per esempio con Devlin nella traccia “Holy Grime” o con Scratchy in “Bait Face”, ma il pezzo più riuscito è “Speakerbox”, nel quale un solitario Wiley dimostra davvero di meritarsi il titolo, dominando il beat con le sue rime più taglienti e cattive. L’accento giamaicano, un tempo caratteristico nel genere, compare prepotente in “Pattern Up Properly” con Flowdan e Jamakabi, mentre Skepta e Belly ammorbidiscono leggermente l’atmosfera con “U Were Always, Pt.2”.
L’auto-celebrazione è un luogo comune nel rap, ma da vero artista navigato Wiley riesce a mantenere un atteggiamento ironico e onesto, riconoscendo senza ipocrisie che la scena grime gli deve tanto e non c’è bisogno di nasconderlo. In fondo, considerando il notevole apporto che ha lasciato alla club culture britannica degli ultimi due decenni, un po’ di arroganza gli è giustamente concessa.

Godfather (self-released)

Godfather (self-released)

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About claudiagalal

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