Culture

Dopo il debutto del 2013 con Young Rich Niggas e qualche singolo esplosivo, il secondo disco dei Migos si è fatto attendere parecchio. Nel frattempo, se avete familiarizzato con la dab dance, sappiate che probabilmente l’hanno inventata loro e sicuramente l’hanno resa un fenomeno virale.
Sempre avvolti nello sbrilluccichio dorato delle loro catenazze, duri e tamarri com’è giusto che siano tre grintosi rapper di Atlanta, acclamate star della trap, Quavo, Offset e Takeoff si sono presi tutto questo tempo perché probabilmente sapevano di avere per le mani un lavoro importante.
Come si addice al genere, Culture è piuttosto cupo, fatto di ritmiche aggressive e bassi potenti, suoni robotici e Auto-Tune in abbondanza, ma i diversi produttori si sono concessi anche qualche stranezza, elementi inattesi e più musicali. Oltre qualsiasi concetto di flow, lo stile dei Migos conferma e migliora le proprie caratteristiche vincenti, basandosi soprattutto su triplette micidiali e ripetizioni, nonché su un’incredibile capacità di dominare il ritmo. I tre sono capaci di virtuosismi linguistici, ma soprattutto si trascinano e si completano a vicenda, funzionando davvero nell’alternanza e nel sostegno reciproco. L’andamento ondeggiante di Quavo rende al massimo, se sottolineato dalla voce bassa di Takeoff e dalle rime serrate di Offset.
Ad aprire l’album è la title-track, che cala subito l’asso Dj Khaled, lasciando immaginare una successiva parata di celebrità. Sbagliato: i contributi degli ospiti sono pochi e ben misurati, sempre giustificati dalle esigenze dei pezzi e non tanto dalle richieste del mercato. Troviamo Lil Uzi Vert nel singolo “Bad and Boujee”, Gucci Mane in “Slippery”, 2 Chainz in “Deadz” e Travis Scott in “Kelly Price”.
Culture ritrae fedelmente il mondo dei Migos, l’Atlanta (e dintorni) nella quale sono cresciuti e poi sono diventati delle star, conservando tuttavia paure, speranze e paranoie. Childish Gambino magari ha esagerato, dicendo che sono “i Beatles di questa generazione”, ma almeno in un senso aveva ragione: i Migos hanno costretto la cultura popolare a incorporare una parte della cultura della strada, la loro strada. E quindi, se vi sembra che siano diventati improvvisamente commerciali – o pop – vi sbagliate. È il pop che insegue i Migos con la tendenza diffusa a trappizzare tutto, non sempre con degni risultati.

Migos – Culture (300 Entertainment/Quality Control)

Culture (300 Entertainment/Quality Control)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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