Cubafonía

Mentre Cuba resta ancora in cima alla lista dei luoghi che vorrei visitare presto, prima che si trasformi del tutto, posso cercare di avvicinarmi all’isola caraibica almeno con il pensiero, trascinata dalla musica multicolore della giovane cantante jazz Daymé Arocena.
Nonostante la mia tendenza al raziocinio a tutti i costi, la figura di Daymé mi affascina moltissimo, proprio per quella sua aura magica e misteriosa da iniziata alla santería o per la piccola piuma che porta sulla fronte a farle da spirito guida. La sua anima è perfettamente in sintonia con le radici culturali, religiose e musicale di Cuba, che sono da sempre indissolubilmente legate.
Il suo nuovo album, Cubafonía, esalta questo profondo e atavico legame, ma allo stesso tempo mette a frutto le esperienze raccolte intorno al mondo negli ultimi due anni di tour internazionale seguiti a Nueva Era (2015) e One Takes (2016), entrambi prodotti dal suo mentore Gilles Peterson, proprio come questo.
La solida formazione jazz della cantante è integrata e arricchita dai numerosi generi della musica popolare cubana e caraibica, dando così vita a un disco vibrante, appassionato e audace, una vera e propria dichiarazione d’amore a quell’isola meravigliosa. Allo stesso tempo emergono decise le influenze dei suoni e dei ritmi dell’Africa occidentale e centrale, ma anche della musica haitiana, mentre la ventiquattrenne Daymé sfoggia una voce sempre più matura e versatile. Nel giro di undici tracce è capace di cambiare genere, mood, registro e lingua, nonché di sfoggiare doti tecniche incredibili e una grande potenza comunicativa. A volte ricorda Aretha Franklin, come in “Lo Que Fue”, altre volte addirittura Sade, per esempio in “Como”, ma conserva sempre una personalità ben definita e originale.
Cubafonía contiene in sé un mondo intero, variopinto e cangiante, dove c’è spazio per emozioni e sentimenti estremamente diversi fra loro. Le mie canzoni preferite sono le più movimentate, proprio al cuore del disco: “Negra Calidad” potrebbe essere la colonna sonora di un vecchio film western, suonata da una delle storiche formazioni cubane degli anni Cinquanta, mentre “Mambo Na’ Mà” esalta l’energia del mambo con una spruzzata di swing di New Orleans, ricordandoci che la città della Lousiana e L’Avana sono accomunate da molteplici affinità musicali e da mille affascinanti storie creole.

dayme-arocena-cubafonia

Cubafonía (Brownswood)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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