Nídia é má, Nídia é fudida

Con Lisbona è stato un colpo di fulmine, la città mi ha conquistata al primo istante con il suo fascino afro-europeo e la sua colorata decadenza, con le giornate piene di sole e le notti piene di vita. A renderla speciale sono le contaminazioni e gli incroci fra culture diverse, vera eredità positiva di un passato colonialista, ma anche frutto della globalizzazione e dei fenomeni migratori più recenti.
La musica della Lisbona contemporanea è proprio questo: un mix di suoni mediterranei e di ritmi africani nelle forme più diverse e potenti. La batida, per esempio, nasce dall’incontro fra alcuni stili angolani, come semba, kizomba e kuduro, e oggi si presenta in molteplici varianti grazie alla mescolanza con la house music e l’Afrobeat. Protagonista assoluto è il ritmo, che rimbalza dal Portogallo all’Angola, da São Tomé e Príncipe a Capo Verde, per toccare tutti i punti della diaspora afrolusofona e fare finalmente ritorno a Lisbona, dove crew rivali inventano nuove forme di questa musica da balli sfrenati.
La giovane producer Nídia, che si faceva chiamare Nídia Minaj, è la perfetta rappresentante di questo spaccato culturale globale, dal momento che è cresciuta a Lisbona nel sobborgo operaio di Vale da Amoreira, finché non si è trasferita a Bordeaux con la famiglia a quattordici anni. In Portogallo Nídia ballava la batida con le amiche del gruppo Kaninas Squad, mentre in Francia ha scoperto il proprio talento nella creazione musicale e si è fatta lo studio in cameretta, Estúdio da Mana.
Oggi esce il suo disco d’esordio, Nídia é Má, Nídia é Fudida, che non a caso è pubblicato dall’etichetta Príncipe, dedicata esclusivamente alla musica dance contemporanea che emerge delle periferie della capitale portoghese: non solo nuovi suoni e nuovi stili, ma anche nuove poetiche e nuove identità culturali.
L’album condensa esperienze positive e negative della giovane vita di Nídia, rispecchiando un grande senso di meraviglia e curiosità nei confronti dell’animo umano e di tutto ciò che appare misterioso o sconosciuto.
A imprimere una decisa spinta iniziale è l’energica traccia d’apertura, “Mulher Profissional”, manifesto dell’empowerment femminile e tuffo nell’Africa di domani. Tutte le canzoni sono piuttosto brevi, come se l’artista volesse assecondare la propria fretta di scoprire quello che succederà dopo. Lo stesso sentimento si prova ascoltando “I Miss My Ghetto”, che dietro un titolo apparentemente nostalgico rivela questa fame di futuro e la voglia di ricevere continui stimoli sempre diversi.
Quasi sul finale arriva il groove irresistibile di “Indian”, regalandomi un motivo in più per amare Lisbona e, in generale, la musica che nasce dalle periferie del mondo.

Nídia é Má, Nídia é Fudida (Príncipe Discos)

Nídia é Má, Nídia é Fudida (Príncipe Discos)

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