#libridaleggere

Sotto l’ombrellone, su un’amaca in giardino o sul sedile di un treno, un libro è spesso la migliore compagnia delle nostre giornate vacanziere. Per alcune stravaganti persone le ferie sono il momento nel quale dedicarsi finalmente al piacere della lettura al di fuori dalla dittatura del tempo, che le costringe a difficili esercizi di concentrazione sui mezzi pubblici o a nottate insonni da scontare al lavoro.

Negli ultimi mesi ho avuto la fortuna di incontrare tanti libri degni di nota, con personaggi affascinanti e tesi interessanti. Tralasciando in questa frivola sede saggi, poesia e grandi classici, e concentrandomi invece sulle uscite recenti nella narrativa contemporanea, mi sento di stilare un brevissimo elenco di consigli di lettura. Non per l’estate, per quando vi pare (indico l’edizione italiana).

3) Charles Willeford, Miami Blues (Feltrinelli, 2017). L’omicidio di un Hare Krishna all’aeroporto di Miami dà l’avvio a questo avvincente poliziesco. Impossibile non parteggiare per il detective Hoke Moseley, cronicamente depresso, solo e squattrinato, che vive in una squallida stanzetta d’albergo. Chi può avercela con lui?

2) Zadie Smith, Swing Time (Mondadori 2017). L’ultima fatica dell’autrice londinese prende il titolo da un film di Fred Astaire e Ginger Rogers. Come la vecchia pellicola (in italiano Follie d’inverno, 1936) si presenta superficialmente come un passo a due, ma la stella è soltanto una e ha bisogno di qualcuno che la faccia brillare. La protagonista, che narra in prima persona, balzando continuamente avanti e indietro nel tempo, è abituata fin dall’infanzia ad avere il ruolo di ombra e ritroverà se stessa solo quando perderà tutto il resto. La scrittura fluida ed efficace di Zadie Smith, capace di comunicare a diversi livelli di profondità, possiede un ritmo musicale e tiene incollati alle pagine dalla prima all’ultima parola.

1) Mohsin Ahmid, Exit West (2017). La condizione della migrazione dal punto di vista di chi è costretto a spostarsi dalla propria città, dilaniata dalla guerra civile. Per salvarsi la vita, proteggere una storia d’amore, scappare dall’orrore e inseguire sogni e speranze. Nel passaggio attraverso la porta che conduce altrove, un altrove sconosciuto eppure preferibile al qui, si scopre qualcosa di nuovo, ma si perde anche qualcos’altro, si cambia, ci si trova trasformati e non ci si riconosce più. L’attraversamento di un confine – fisico, mentale o figurato – non è mai facile, per questo è necessario venirsi incontro, aprire nuove porte e non alzare nuovi muri. La storia di Nadia e Saeed è un racconto visionario ma dolorosamente reale dell’attualità, che tutti dovrebbero leggere per comprendere meglio questi tempi così complicati.

Mi dispiace che in questo terzetto di titoli non entri nessuna casa editrice indipendente, ma è forse il segno che i piccoli editori difficilmente riescono a investire sull’acquisizione dei diritti di traduzione di autori così affermati, nonostante l’impegno, la cura e la passione che impiegano nel loro lavoro.
Però, riscattiamo almeno parzialmente questa breve classifica con un bonus, un libro atipico che difficilmente potrebbe rientrare in una definizione di genere.

*) Amir Issaa, Vivo per questo (Chiarelettere, 2017). Il “romanzo hip hop” di un rapper italo-egiziano nato e cresciuto a Tor Pignattara, che ripercorre la sua vita nella periferia romana e la storia del sottobosco controculturale italiano degli ultimi vent’anni. Scorrevole, avvincente e ricco di spunti di riflessione, è una lettura consigliata agli appassionati, soprattutto ai più giovani, che sono nati in un mondo totalmente diverso e a portata di pollice. Per approfondire, potete leggere la mia chiacchierata con Amir.

Amir Issaa, Vivo per questo (Chiarelettere)

Amir Issaa, Vivo per questo (Chiarelettere)

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