Women Empowerment

La disparità di genere è un problema ancora molto serio in Egitto. Bambine, ragazze, donne giovani e adulte si trovano quotidianamente a fare i conti con le difficoltà che comporta il loro essere “femmine”. Sono private di diritti fondamentali, frequentemente sono soggette ad abusi e molestie, spesso non sono libere di inseguire i propri sogni o di prendere decisioni importanti per loro stesse.
Il cambiamento di questa situazione prevede un cammino lunghissimo e pieno di ostacoli, ma ogni tanto, per fortuna, si scorge all’orizzonte qualche piccolo segnale positivo in favore dei diritti delle donne e della loro emancipazione.

Negli ultimi anni dal mondo dell’arte e della cultura si sono alzate diverse voci. Come quella di Mohamed Radwan aka Sober, street artist egiziano che ha dedicato ai temi del Women Empowerment e dei diritti delle donne l’intero muro commissionatogli dalla proprietà del Sea Hub, enorme complesso commerciale di un’importante località turistica sulla costa settentrionale del Paese. Considerando la sensibilità dell’argomento, accettare il progetto di Sober è stata una scelta coraggiosa, soprattutto perché tutto quello spazio avrebbe potuto essere destinato alla pubblicità.

Women Empowerment by Sober

Attratta dalle dimensioni del muro e dalla forza comunicativa dei pezzi che lo compongono, ho contattato Radwan per fargli qualche domanda e scoprire qualcosa in più sul suo lavoro.

Perché hai deciso di dedicare il muro del Sea Hub al tema dell’emancipazione femminile e dei diritti delle donne?
Sober – Credo che l’arte urbana, che siano graffiti o street art, debba sempre avere uno scopo sociale, una causa. Quando mi hanno contattato i proprietari del Sea Hub per realizzare un muro di grandi dimensioni (5 x 70 metri), ho pensato che per la natura commerciale e turistica del luogo sarebbe stato necessario fare qualcosa che avesse un valore sociale, così ho proposto di usare quel muro per celebrare le donne e sensibilizzare sui temi dell’emancipazione femminile, della parità di genere e dei diritti delle donne. I proprietari si sono fatti convincere e, insieme al mio “socio” Abd El Rahman El Bialy, ho sviluppato i diversi soggetti che compongono il muro. Per la realizzazione siamo stati aiutati da cinque artisti volontari, quindi il gruppo di lavoro era formato da sette persone.

Il muro è enorme e si compone di diverse parti, quali sono?
Sober – Innanzitutto, abbiamo deciso di sviluppare l’opera in diverse sezioni, nove in tutto, proprio a causa delle dimensioni del muro e del tempo limitatissimo che avevamo a disposizione, solo una settimana. Abbiamo fatto in modo che le parti fossero coerenti e omogenee fra loro, ma ognuna di loro funzionasse anche se presa singolarmente: se non avessimo completato l’intero murale, il significato generale non sarebbe stato compromesso e l’opera avrebbe avuto ugualmente un senso.
Il muro comincia con un’icona del mondo dei fumetti, Wonder Woman, poi prosegue con la canzone “Who Run The World (Girls)” di Beyoncé, che invece è un’icona di oggi, un modello di bellezza, talento e potenza femminile per tante ragazze di tutto il pianeta. Poi ci sono la celebre donna lavoratrice, la ragazza con i baffi finti che prende in giro un simbolo maschile, la frase “Girls Just want to have FUNdamental Human Rights”, la rosa di protesta e la leonessa. A chiudere è una donna che sfonda il muro, che rappresenta la rottura dei tabù e dei limiti imposti dalla società.

Women Empowerment by Sober

Tecnicamente, quali difficoltà avete incontrato?
Sober – La prima sfida era rappresentata dalle dimensioni del muro: cinque metri di altezza per settanta metri di lunghezza. Non avevo mai avuto a che fare con questo ordine di grandezza.
La seconda sfida, invece, era il tempo molto limitato che avevamo a disposizione per completare il muro: soltanto sette giorni, non uno di più. Senza contare i problemi legati alle condizioni meteorologiche estive della costa settentrionale egiziana, che è caldissima di giorno, ma molto umida e ventosa di notte. Dipingere tutto il giorno sotto il sole è faticoso, mentre l’umidità e il vento della notte rovinano gli stencil. Fortunatamente la nostra crew era formata da bravissimi artisti, tutti determinati a raggiungere l’obiettivo.

Women Empowerment by Sober

Facciamo un passo indietro: qual è stato il tuo percorso artistico dalla Rivoluzione del 25 gennaio 2011 a oggi? Il tuo modo di fare arte è cambiato? E la scena artistica e culturale si è trasformata?
Sober – Ho iniziato a fare graffiti per le strade dopo la Rivoluzione egiziana e durante il subbuglio politico che ne è seguito, soprattutto dal 2012. Ero spinto dalla volontà di oppormi alla restaurazione di un sistema politico identico a quello che avevamo appena rovesciato e di sostenere i nostri ideali rivoluzionari.
Sicuramente la Rivoluzione ha plasmato il mio modo di fare arte, perché prima tutto quello che facevo era confinato al mio quaderno e ad alcune piattaforme digitali, non avevo mai fatto street art. Quando ho cominciato, in realtà, non avevo la volontà né la consapevolezza di fare arte, ma avevo l’intenzione di dare voce alle mie convinzioni e alle mie idee politiche. Soltanto in un secondo momento ho iniziato a sperimentare nella forma e nel contenuto, provando diverse tecniche e ampliando i miei orizzonti stilistici e tematici.
La Rivoluzione ha dato uno scopo ai giovani egiziani e ha risvegliato il loro orgoglio, aprendo allo stesso tempo ampi spazi di libertà e dando un’esposizione globale a quel movimento. Questo ha spinto e incoraggiato tantissimi ragazzi e ragazze a provare cose nuove, che fossero graffiti, attivismo o addirittura imprese vere e proprie. Per alcuni anni c’è stato sicuramente un cambiamento nel campo dell’arte e della cultura, credo in positivo.

E oggi che cosa significa essere un artista in Egitto?
Sober – Non so se posso definirmi un artista, direi piuttosto che sono un appassionato di street art che ormai ha una certa dimestichezza con le tecniche e coglie tutte le opportunità.
Tuttavia, se vogliamo considerare la condizione di artista in Egitto, da un paio d’anni a questa parte è sicuramente molto problematica ed estremamente frustrante. Gli artisti hanno bisogno di spazi e di libertà per crescere, sperimentare, esprimere nuove idee e provare nuovi mezzi espressivi, ma ormai l’entusiasmo e la grande libertà che avevamo provato nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione si sono ridotti fino a sparire.

Piccolo spazio pubblicità: per approfondire il tema delle controculture in Egitto dalla Rivoluzione del 25 gennaio 2011 in poi, c’è Cairo Calling (2016, Agenzia X).

Advertisements

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
This entry was posted in Art and tagged , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.