MAKANDA at the End of Space, the Beginning of Time

Tanta brutta gente sembra non capire oggi che la contaminazione fra culture è una ricchezza inestimabile, forse l’unica che ci resta nella tabula rasa che ci stiamo facendo intorno.
La musica, come l’arte in generale, è il campo che meglio riesce a recepire ed elaborare il culture clash in atto nella nostra società postmoderna. Molti artisti, soprattutto quelli cresciuti in bilico tra mondi diversi e, in un certo senso, più fortunati, sfruttano la loro origine plurale come base della loro spinta creativa.
Per esempio, il secondo album del cantautore Pierre Kwenders, cresciuto a Montreal da famiglia congolese, è proprio l’espressione riuscita della sua ricchezza culturale e della potenza comunicativa del nuovo suono globale.
Un lungo filo unisce Kinshasa, Montreal e Seattle, le tre città che hanno visto le diverse fasi di lavorazione di questo sontuoso MAKANDA at the End of Space, the Beginning of Time, un disco che dimostra la profondità delle radici africane di Kwenders, la sua consapevolezza del presente e la sua visione del futuro. Sicuramente l’incontro con un altro figlio della diaspora africana, il musicista e produttore Tendai Maraire degli Shabazz Palaces, nato a Seattle ma originario dello Zimbabwe, è stato fondamentale nell’elaborazione del suono complessivo. Suono che risulta ricco di colori e sfumature, ma distintivo e coerente, così come il messaggio è chiaro, anche se cantato e rappato in quattro lingue diverse: inglese, francese, lingala e tshiluba (le lingue bantu parlate nella Repubblica Democratica del Congo). Si tratta sempre del più universale dei temi, quell’amore che a tutte le latitudini provoca uguali emozioni e sentimenti.
Nel corso delle undici tracce la rumba congolese e i ritmi africani si mescolano ai suoni elettronici e ai sintetizzatori, ma anche agli ottoni, alle chitarre e agli archi, grazie al contributo di numerosi musicisti che si sono completamente immersi nello spirito di questo viaggio nello spazio e nel tempo. In “Makanda” troviamo anche la voce della bravissima SassyBlack, perfetta per l’atmosfera morbida e ipnotica del brano.
Il momento centrale di MAKANDA è il singolo “Sexus Nexus Plexus”, la splendida fusione di tutti gli elementi musicali presenti nell’album, il distillato di un’intera visione del mondo, la musica soul panafricana insieme a quella americana, tenute insieme da un sensuale sassofono e dal riverbero sulle voci, che ci trasportano con leggerezza in un’ideale comfort zone. Basta chiudere gli occhi e accettare il passaggio verso il futuro.

MAKANDA at the End of Space, the Beginning of Time (Bonsound)

MAKANDA at the End of Space, the Beginning of Time (Bonsound)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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