Lekhfa

Può sembrare assurdo, ma anche in una metropoli gigante e tentacolare come Il Cairo la scena musicale indie, che in questo caso significa semplicemente non mainstream, si riduce a un giro ristretto di artisti che si conoscono fra loro e si scambiano collaborazioni.
La situazione è talmente complicata – a partire dalla mancanza di soldi e di spazi – che è inevitabile incontrarsi negli stessi posti (studi di registrazione, locali, festival) e creare una rete a maglie molto strette per sopravvivere e supportarsi a vicenda. Le figure e i punti di riferimento sono pochi, perciò diventano calamite potenti.
Maryam SalehMaurice Louca e Tamer Abu Ghazaleh sono riusciti a farsi largo grazie ai rispettivi album solisti, ai progetti paralleli e alle numerose collaborazioni: oggi sono fra i musicisti più influenti e carismatici di questa scena indipendente. Ovviamente hanno già lavorato insieme in passato, in diverse combinazioni, perciò l’uscita di un disco “a sei mani” era nell’aria da tempo.
Lekhfa (الإخفاء) unisce le loro personalità musicali in un’opera piena di forza ed eleganza. La voce potente e versatile di Maryam Saleh si distende e s’impenna sulle percussioni, i beat elettronici, le chitarre e i synth di Maurice Louca, dialogando con l’altra voce, quella maschile e ruvida di Tamer Abu Ghazaleh, che a sua volta contribuisce alla trama sonora sia con la strumentazione acustica della tradizione mediorientale (oud, bouzouki, mizmar) sia con tastiere e chitarre elettriche. Più energico Louca, più introspettivo Ghazaleh, si bilanciano per sostenere la vulcanica compagna.
Tutti i testi sono stati scritti dal poeta Mido Zohair, a tutti gli effetti parte di questo supergruppo, che nei suoi versi distopici e surreali esprime tutto il disagio e la claustrofobia della società egiziana, ormai in caduta libera verso l’assurdo. Disilluse le promesse rivoluzionarie, schiacciate le residue speranze dalla mano pesante dell’ex generale Al Sisi, con povertà e disoccupazione ai massimi livelli, è difficile guardare al futuro senza immaginare scenari catastrofici.
Altri musicisti di talento hanno suonato nelle otto tracce di Lekhfa, che è stato concepito sul mare di Alessandria, ma poi registrato in tre sessioni al Cairo, Amman e Beirut. A Beirut è stato anche mixato dal bravissimo multistrumentista e produttore iracheno Khyam Allami, fondatore dell’etichetta Nawa Recording e autore della colonna sonora del pluripremiato film À peine j’ouvre les yeux della giovane regista franco-tunisina Leyla Bouzid.
In un solo album, il meglio del pop alternativo in lingua araba: l’ennesima contraddizione in termini che capita di usare, quando si parla di Egitto.

Lekhfa (Mostakell)

Lekhfa (Mostakell)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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