Virtue

Non è uno che sta simpatico a tutti, Julian Casablancas, ma di sicuro è un personaggio interessante, capace di far parlare di sé e sempre alla ricerca di nuovi stimoli creativi. Da frontman di una delle band più influenti degli anni Duemila, The Strokes, avrebbe potuto banalmente sedersi sul suo status di icona della New York giovane e alternativa e fare il minimo sindacale, invece ha rischiato prima l’avventura solista e poi il progetto di una nuova band, The Voidz, mentre fondava l’etichetta indipendente Cult Records per dare una casa ai propri dischi e a quelli degli amici. Con questo non voglio negare che fare il figo gli piaccia parecchio, per carità, ma alla fine ha ragione lui.
Il secondo album firmato semplicemente The Voidz – e non Julian Casablancas + The Voidz come il debutto, Tyranny (2014) – s’intitola Virtue ed è appena uscito.
Nonostante il desiderio di rafforzare l’identità del gruppo, che comprende figuri altrettanto interessanti come il chitarrista Jeramy Gritter aka Beardo e il batterista Alex Carapetis aka Young Pirate, la personalità artistica del leader emerge con forza. Se da un lato sentiamo un vigoroso lato elettrico, quello degli Strokes, dall’altro c’è anche l’elettronica stravagante del Julian solista, che regala quella pazzia a volte scambiata per genio e altre volte per confusione. Com’era nella volontà della band e del produttore, Shawn Everett (già con Alabama Shakes e The War On Drugs), Virtue propone un ascolto più facile del suo predecessore proprio per allargare il pubblico oltre la cerchia degli “alternativi”.
Il brano di apertura, “Leave It On My Dreams”, è anche il singolo perfetto: ritornello vincente e chitarre surf, che si permettono pure coraggiose dissonanze, mentre il testo racconta di un uomo che desidera chiudersi nel buio dei propri pensieri notturni.
L’intenzione generale dell’album è sfacciatamente politica, per esempio “Black Hole” suona come un feroce commento sull’America di Trump – “Well, it feels good going down the drain” – e le parole di “We’re Where We Were” di certo non girano intorno al tema dei nuovi fascismi: “New holocaust happening/What, are you blind?/You’re in Germany now/1939“.
Molto efficaci sono “All Wordz Are Made Up”, con l’ardita formula che combina autotune estremo, sintetizzatori gonfissimi e campanacci (“more cowbell!”, cit.), e “Wink”, trascinata da una batteria strana e rumorosa che non intacca minimamente l’appeal pop della canzone.
Non mancano le ballatone strappamutande in quello che potremmo definire, proprio come suggerisce lo stesso Casablancas, un disco eclettico. Oppure un po’ schizofrenico e incoerente, decidete voi, se Julian non vi sta tanto simpatico.

The Voidz, Virtue (Cult Records)

Virtue (Cult Records)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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