Invasion of Privacy

Dagli strip-club a Instagram, dai social ai reality, dal trash al rap, fino alla conquista del trono: la storia di Cardi B è il più classico degli esempi di ascesa al successo. E se lo merita tutto, questa giovane donna del Bronx dal nome esotico e fascinoso – Belcalis Almanzar – metà trinidada e metà dominicana, che in poco tempo è diventata la nuova regina di un mondo maschilista e sospettoso verso le artiste, come se avessero per forza bisogno di essere prese sotto l’ala protettiva di qualcuno.
Dopo un paio di mixtape, qualche collaborazione importante e i primi singoli, è finalmente uscito il suo debutto discografico, Invasion of Privacy, che già si candida fra i migliori album di quest’anno con buonissime probabilità di vincere.
Come la stessa Cardi, è un’opera appariscente, sfrontata e senza mezze misure, ma non teme di mostrare un lato vulnerabile, di scoprire qualche ferita. Le cicatrici insegnano a essere più forti e qui la lezione sembra essere stata appresa e assimilata.
Le canzoni sono spesso costruite sullo scontro: lei, la dura, quella che sa il fatto suo, contro qualcun altro, che sia un ex fidanzato, un hater, uno stronzo qualsiasi. La sua lingua è precisa, tagliente, si avvolge intorno a ogni parola per renderla più forte e caricarla di potenza comunicativa. Riesce a essere divertente o incazzata, intelligente o disimpegnata, e a fare giochi di parole degni del più navigato mc, mentre ti attraversa con lo sguardo e ti mette al tappeto.
La produzione, affidata a diverse mani per coprire tutto lo spettro del nuovo universo hip hop, permette a Cardi B di sfoggiare le proprie doti su stili e sottogeneri diversi, dall’R&B alla trap fino al reggaeton, e di concedersi persino qualche momento melodico. Trascinata dai primi tre singoli, “Bodak Yellow”, “Bartier Cardi” e “Be Careful”, Invasion of Privacy è l’autobiografia condensata di un’artista che, dopo aver finalmente conquistato un posto al sole, bello largo, di sicuro non vuole mollarlo ed è pronta a tenerselo a ogni costo. “I’m a rich bitch and I smell like it”, ci dice nella traccia di chiusura, “I Do”, che la vede duettare con SZA.
Oltre all’altra principessa del rap, nel disco sentiamo anche Migos, Chance the Rapper, Kehlani, 21 Savage, Bad Bunny e J Balvin. I due nomi grossi dell’hip hop latino fanno festa insieme a Cardi B in “I Like it”, che trasforma un classico boogaloo del 1967 di Pete Rodriguez nella colonna sonora trap di un block party newyorchese.
Ma Cardi B non è solo il carrarmato che non si ferma davanti a nulla, è soprattutto una ragazza dal passato difficile che ora ha finalmente trovato il riscatto attraverso un grande talento. Ecco perché qui non mancano le emozioni, talvolta più evidenti come in “Thru Your Phone”, altre volte nascoste dietro la colorita arroganza di una bella faccia tosta pronta a farsi largo nel mondo.
D’altronde, come dimostrano le benedizioni importanti di Beyoncé e Bruno Mars (solo per citarne un paio), è difficile non ammirare la sua determinazione, impossibile non amare il suo carattere schietto e tenace: Cardi B è una combattente capace di galvanizzare anche chi le sta intorno. Chiaramente, dato il percorso non convenzionale che l’ha portata in vetta, la schiera degli hater è piuttosto nutrita, ma giurerei che non convenga a nessuno mettersi contro di lei.

Cardi B, Invasion of Privacy (Atlantic Records)

Invasion of Privacy (Atlantic Records)

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About claudiagalal

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