Lush Life

Si dice che fare le cose per bene richieda il giusto tempo e di questa idea deve essere il duo canadese Bonjay, che presenta solo oggi l’album di debutto, Lush Life, a ben otto anni di distanza dal promettente ep che l’aveva presentato al mondo, Broughtuspy (2010).
Alanna Stuart e Ian Swain, rispettivamente cantautrice e produttore, avevano già masterizzato una prima versione del disco alcuni anni fa, ma sono poi stati risucchiati dall’inevitabile processo di correzione, tra minuscole modifiche, tagli chirurgici e limature, con l’intento di raggiungere l’impossibile perfezione. Questa ricerca si avverte durante l’ascolto dei brani, che sono più elaborati rispetto alle produzioni del passato e molto più vari: la dancehall degli esordi si rinnova, alimentandosi di stimoli urbani attuali e sconfinando in altri generi di bass music. Tenendo un orecchio al soul e all’R&B e l’altro alle nuove tendenze dell’indie e dell’elettronica, i Bonjay propongono un suono originale, che attraversa a ogni pezzo emozioni diverse e profonde.
La voce di Alanna Stuart, allenata da una lunga esperienza giovanile in un coro pentecostale, non cede mai sotto il peso delle parole che canta, anzi, infonde intensità a ogni sillaba, ispirandosi tanto a Feist quanto a Yolanda Adams.
Ad aprire e chiudere Lush Life sono due canzoni drammatiche, “Ingenue” e “Night Bus Blues”, dedicata ai sentimenti di sollievo e rimpianto che provano i passeggeri degli autobus notturni di Toronto, tanti viaggiatori solitari, lavoratori, immigrati, ubriachi, che incrociano le loro storie lungo le rotte ripetitive dei mezzi pubblici.
Lush Life è un album crudo, fatto di contrasti e di picchi emotivi. Richiede attenzione, non un ascolto distratto, pretende il suo giusto tempo e se lo merita.

Lush Life (Mysteries Of Trade)

Lush Life (Mysteries Of Trade)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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1 Response to Lush Life

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