Working Class Woman

Impossibile far finta di niente: per una donna, farsi strada nel duro mondo della musica elettronica, è molto difficile. Non solo devi essere brava, parecchio, ma anche bella, e devi anche sembrare un po’ stronza e irraggiungibile, così ti si può appiccicare addosso un personaggio – uno stereotipo – più facile da vendere e comunicare.
Insomma, una situazione stressante da gestire, fatta di aspettative alle quali corrispondere e pressioni di ogni tipo, mentre una produttrice vorrebbe semplicemente dedicarsi al proprio lavoro: fare musica.
Ecco perché, arrivata al quarto album, la dj e producer franco-canadese Marie Davidson ha deciso di guardarsi dentro e riflettere su se stessa, raccontando stress e tensioni che animano la scena elettronica e la club culture, soprattutto a Berlino, dove ha vissuto negli ultimi anni.
L’artista di Montreal ha imparato a difendersi attraverso l’elaborazione delle proprie esperienze e l’influenza di alcuni scrittori, intellettuali e registi, come la psicologa Alice Miller, il medico Gabor Maté e il film-maker Alejandro Jodorowsky, scoprendo che la via più semplice per superare i momenti difficili è affrontarli di petto e farsi una risata.
Working Class Woman, come lei stessa afferma, “è un disco egoistico, ma mi va bene che sia così”, perché dentro ci ha messo luci e ombre, “tutta la sofferenza e il senso dell’umorismo, il divertimento e l’oscurità che implica l’essere Marie Davidson.”
Il suono di questo album è diretto, immediato, guidato dalla pancia e non solo dalla mente. Anche se i riferimenti restano gli stessi del passato, dalla Italo Disco alla proto-industrial fino all’electro, il risultato è più viscerale e coinvolgente, fatto di paesaggi sonori scuri, tenebrosi, di stratificazioni pesanti e bassi gonfi. La durezza delle basi è bilanciata da alcune sinuose linee melodiche e da dosati interventi di sintetizzatori, ma soprattutto dall’umorismo dei caratteristici spoken text di Marie, che lei distingue umilmente dal genere spoken word, visto come una tradizione di tutt’altra portata. In modo del tutto distintivo, non solo si fa gioco dell’ambiente che la circonda, così intricato e legato a certi schemi, ma si concede anche di fare critiche trasversali alla società intera.
Il primo singolo, “So Right”, è un esempio perfetto: il sentimento di euforia espresso dalle parole, abbinate a una morbida linea di basso e a synth brillanti, contrasta con i beat duri ed essenziali della base.
In “Work It” e “Workaholic Paranoid Bitch” Marie Davidson prende in giro se stessa e la sua natura di drogata del lavoro, che la porta spesso a trascurare il resto ed è allo stesso tempo un’arma di difesa contro la continua sensazione di spaesamento che comporta la vita da dj: sempre in tour da un club all’altro del globo, talvolta senza nemmeno essere sicuri di dove ci si trova.
Traccia dopo traccia, dall’apertura con “Your Biggest Fan” alla chiusura con “La chambre intérieure”, Working Class Woman costruisce un processo di ricerca e analisi personale, ma lo sguardo interiore è una lente che supporta una visione più ampia, allargandosi prima alla scena musicale elettronica e poi al mondo intero.

Marie Davidson, Working Class Woman (Ninja Tune)

Working Class Woman (Ninja Tune)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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