Terminal

“In un mondo che sembra regredire nel tribalismo [tutto il mondo è paese, NdR], quei molti fra noi che non rientrano in una specifica identità di gruppo si sentono emarginati al massimo. Quando le persone mi parlano, che si tratti della stampa o di colleghi della mia stessa scena, sono spesso avvicinato con pregiudizi su praticamente ogni aspetto, dalle mie influenze e il mio gusto musicale fino alle mie idee politiche e il mio stile di vita, basato esclusivamente sulla mia nazionalità. Questa caricatura si è dimostrata molto vendibile e apparentemente rende più interessante una lettura o una conversazione, rispetto all’idea di una personalità umana sfaccettata (quindi unica) come è quella di ognuno di noi. Da quando ho concentrato la mia attenzione su questo punto, mi sforzo di esprimere il più possibile quanto questo sia ingiusto.
Questo è un album ispirato alla mia personale esperienza nella città nella quale vivo. Sono un musicista egiziano e il destino ha voluto che la mia città fosse Il Cairo. La mia esperienza qui potrebbe benissimo avere più tratti in comune con quella di un contabile indiano a Nuova Delhi che con quella di un altro musicista egiziano al Cairo.
Terminal trae spunto da una narrazione astratta di cicli sempre più frequenti di morte e rinascita dell’ego, che ha effetto su tutto, sull’immagine di sé e sulla visione del mondo, ma anche sul processo creativo, non solo sui suoi frutti ma anche sulle varie maschere e identità assunte nel processo. I versi rap dell’album sono autobiografici oppure provengono da un luogo che è unico per ogni singolo rapper. Alcuni dei rapper sono originari del Cairo e altri no, ma in fondo questo non conta poi tanto.”
Con queste parole il dj e produttore egiziano Ahmed El Ghazoly aka ZULI presenta il nuovo album, Terminal, che prende le distanze dalla pista da ballo ed esplora nuovi territori, spostando l’intenzione dal puro intrattenimento alla ricerca di forma e sostanza, per dare più risalto all’atmosfera e ad altri elementi musicali, come le linee melodiche, gli interventi vocali e i suoni ambientali. Come spiega lui stesso, il disco trae ispirazione da vicende intime, personali, ma soprattutto dal rapporto dell’artista con la sua città, Il Cairo, una metropoli multiforme, caotica, rumorosa, disordinata e continuamente in movimento. Incasinata, sì, ma generosa di stimoli creativi per una mente pronta a coglierli.
A dare una voce più forte e chiara alla musica di ZULI, che comunque è capace di parlare per se stessa, è sono diversi rapper, come il veterano della scena egiziana Abyusif e i talenti emergenti Abanoub, Mado $am e R-Rhyme, oltre alla misteriosa vocalist MSYLMA, di base a La Mecca.
Il cuore del progetto è proprio la traccia cantata da MSYLMA, “Kollu I-Joloud”, non a caso la settima di quattordici, che sovrappone un toccante lamento in arabo a una base à la Autechre.
In effetti, i malati di orientalismo in cerca di mahraganat ed electro-chaabi resteranno delusi da Terminal. Nonostante l’ispirazione cairota e le rime in arabo, le strutture ritmiche complesse, gli stravaganti collage sonori e le stratificazioni intricate, avvicinano questo album all’IDM europea, in particolare britannica, e lo allontanano dallo stereotipo esotico che affascina spesso l’ascoltatore occidentale. ZULI è cresciuto in Inghilterra, qualcosa conterà, o semplicemente possiamo rassegnarci al fatto che la musica se ne frega dei confini, di qualsiasi tipo: fisici e mentali, formali e supposti, di genere e di stile.
Da ascoltare senza pregiudizio.

ZULI, Terminal (UIQ)

Terminal (UIQ)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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