English Rose

La canzone “English Rose” dei Jam (1978) è un’eredità di suo padre, che gliela faceva ascoltare a ripetizione quand’era bambina, ma la giovane Connie Constance ha capito solo adesso quanto sia bella e importante soprattutto oggi.
L’album di debutto della ventitreenne britannica s’intitola proprio come quel brano, English Rose, qui reinterpretato in una versione minimalista e molto intensa, che mostra un approccio quasi sfrontato alla scrittura e alla materia musicale e, allo stesso tempo, racconta non solo uno stato d’animo personale, ma anche la condizione di un’intera generazione.
Dopo quest’apertura, un esplicito e azzeccato biglietto da visita, la voce di Connie Constance ci guida nel suo viaggio di esplorazione della società contemporanea. La sua analisi si sofferma sui dettagli, come se guardasse attraverso la lente di un microscopio per puntare l’attenzione su determinati aspetti. Rivolge delle domande a se stessa e agli altri, soprattutto alle persone che le stanno intorno. Connie Constance è giovane e arrabbiata, ma anche sicura e disinvolta, così la vellutata lucentezza neo-soul delle sue canzoni rivela un’anima grintosa e ribelle. Nel fortunato dna di afrodiscendente e britannica si mescolano il meglio dalla musica black e l’attitudine punk.
Cresciuta nella consapevolezza che “Our British blood ain’t all the same”,  costruisce un’ideale colonna sonora per la quotidianità di chi, come lei, è sempre stato etichettato come britannico-ma-non-del-tutto, con la parola “meticcio” a ricorrere continuamente nel corso dell’esistenza. Elementi di jazz, pop, R&B, indie e tanto altro si rincorrono lungo le undici tracce grazie alle vincenti collaborazioni in fase di scrittura con alcuni preziosi talenti della nuova scena, come Mura Masa, Kwesi Darko, Dave Okumu e Alfa Mist, mentre a curare parte della produzione è Jim Abbiss, già al lavoro con Arctic Monkeys, Adele, Kasabian e altre decine di importantissimi nomi.
La voce versatile di Connie, insieme alle intuizioni poetiche, è il valore aggiunto di English Rose, che riesce a essere un album personale e politico allo stesso tempo, passando da feroci attacchi a un sistema che troppo spesso tratta diversamente bianchi e non bianchi, come in “Bloody British Me”, a intime e delicate confessioni, come in “Yesterday”.
Un bel debutto per una cantautrice notevole e un efficace contributo alle ragioni di una generazione frustrata e incazzata per la società nella quale si ritrova a vivere, insieme a quelli di altre figure emergenti, ma già importanti, come lo scrittore Reni Eddo-Lodge e altri britannici-ma-non-del-tutto.

Connie Constance, English Rose (AMF Records)

English Rose (AMF Records)

 

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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