Diaspora

Passato il solstizio, ho finalmente trovato il disco che mi accompagnerà nella stagione più bella dell’anno. È Diaspora, secondo album del rapper GoldLink, che stavolta allarga i propri orizzonti di suono e contenuto dal DMV rap (l’acronimo sta per D.C., Maryland, Virginia) al mondo intero, esplorando la connessione fra se stesso, artista afroamericano, e gli altri artisti afrodiscendenti sparsi per il globo.
Un lungo viaggio, che riconduce l’hip hop alle radici musicali africane e alla diaspora nera senza sovrapporre forzatamente il rap alla world music, ma semplicemente mostrando legami e affinità fra luoghi diversi e distanti, i loro ritmi, le loro sonorità.
A partire dal titolo – un termine di grande portata culturale e spesso di difficile interpretazione – l’obiettivo è ambizioso e persino espansibile, ma conferma quanto il vasto regno della black music sia totalmente interconnesso: da Washington DC a Londra, dal Ghana al Kenya, passando per Los Angeles, la produzione di Diaspora si alimenta di stimoli molteplici provenienti da rap, R&B, Afrobeats, sottogeneri del reggae, musica latina e pop, e li restituisce in una nuova forma.
La prima traccia, “Joke Ting”, gioca con lo slang dei caraibici londinesi grazie alla partecipazione del cantante Ari PenSmith, mentre “Days Like These”, con Khalid, è il racconto scuro e quasi nostalgico dei turbolenti anni giovanili di GoldLink. Il singolo “Zulu Screams” è un vortice di influenze africane, che esplodono con i contributi del produttore britannico di origine nigeriane Maleek Berry e della cantante tedesca naturalizzata statunitense (con sangue marocchino e haitiano) Bibi Bourelly, che si esprime nel bridge in lingua congolese Lingala. Spesso i momenti più esaltanti arrivano dagli scambi con altri artisti, come Lola Rae in “More”, Pusha T in “Cokewhite”, Tyler, the Creator e Jay Prince in “U Say”, Haile in “Yard” e Wizkid in “No Lie”, ma è sempre il flow di GoldLink a fare da ponte fra le diverse personalità, raggiungendo il risultato estremo nel brano “Rumble”, che combina la dimensione locale del DMV rap e l’esotico K-pop, mettendo insieme Lil Nei e Jackson Wang dei sudcoreani Got7.
Che non si dica che il rap non è uno strumento di integrazione: un disco come Diaspora, avvincente e ricco di sfumature, cangiante ma coerente, può dimostrare il contrario anche a quei pochi che forse non ci credono ancora.

cover art
Diaspora (Squaaash Club/RCA)

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About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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