Reservoir 1

L’attrazione fatale per Reservoir 1, primo capitolo di una serie di tre album della percussionista e compositrice statunitense Sarah Hennies, è scattata dalla copertina – chi mi conosce, non stenterà a crederlo – ma poi l’ascolto ha svelato la corrispondenza tra quell’immagine, il titolo e la musica.
I progetti di Hennies esplorano sempre temi piuttosto delicato e complessi, sia sul piano artistico e musicale, come l’approccio alle percussioni e la psicoacustica, sia su quello socio-politico e psicologico, come l’identità queer, le discriminazioni nei confronti della comunità LGBT, l’amore e l’intimità nella società contemporanea.
In particolare, i tre Reservoirs affrontano la relazione tra conscio e inconscio nella mente umana. Jung e Freud descrivono la parte inconscia come un serbatoio (“reservoir” in inglese), nel quale si depositano i ricordi che non ci servono nella vita quotidiana e possono restare in attesa di essere ripescati. Secondo Freud, l’inconscio ha la funzione di immagazzinare gli eventi traumatici, archiviandoli in profondità affinché non si ripropongano dolorosamente ogni giorno. La nostra parte cosciente non ha accesso direttamente a quell’archivio (o serbatoio), eppure quel materiale resta misteriosamente presente nelle nostre vite.
Questo primo capitolo della serie, Preservation, scritto per pianoforte e percussioni, è stato eseguito dal pianista Philip Bush e dal trio Meridian, un gruppo sperimentale basato su improvvisazione e interplay, composto dai percussionisti Tim Feeney, Greg Stuart e la stessa Sarah Hennies.
Qui il piano rappresenta un sottofondo costante, un elemento pervasivo ma quasi subliminale, che prova a inserirsi nel dialogo fra le percussioni. Sono i tre percussionisti a proporre un’ampia varietà di timbri e gesti sonori, come ronzii delicati, graffi aggressivi o colpi violenti, senza mai cedere alle lusinghe del piano. Non interagiscono con il quarto incomodo, non gli rispondono mai, mentre questo si convince ad assorbire lentamente e inesorabilmente gli stimoli del trio.
E, allora, quel carrello smarrito nel verde di una radura si trasforma in un contenitore di memorie rimosse (e preservate nel tempo), accumulate apparentemente senza ordine in un posto lontano e nascosto, ma pronte per essere recuperate nel momento del bisogno: quando sarà necessario affrontarle per attraversare e superare un antico trauma.

album cover
Reservoir 1 (Black Truffle)

About claudiagalal

Fifty Italian, fifty Egyptian, vegetarian, music and gigs addicted.
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