終了していません (Not Finished)

Nell’arco di dieci anni, dal 2009 al 2019, il prolifico Knxwledge ha realizzato e pubblicato su Bandcamp oltre ottanta progetti fra collezioni di beat strumentali, album di remix, mixtape e librerie di loop. Vulcanico e infaticabile, il produttore di Philadelphia, ormai di base a Los Angeles, ha chiuso il decennio in bellezza con un nuovo disco di remix, intitolato 終了していません (Not Finished) e uscito a fine dicembre.
Rendendo esplicita la differenza tra mash-up e altre tipologie di intervento, Knxwledge sovrappone parti vocali cantate o rappate su basi strumentali costruite prevalentemente di loop melodici, campioni e brevi cellule ritmiche. Le tracce più efficaci sono “dootdoot[HVYMTKL]”, con la sua trama fitta ed eterea allo stesso tempo e quei colpi di batteria che sembrano provenire dalle profondità marine, “hotshowr_”, esercizio minimalista su un pezzo di Chance The Rapper, e “dntellnobody[TPE]”, riuscita rivisitazione di un brano del cantante Tink.
Probabilmente è un disco per veri appassionati del mondo hip hop e R&B, una sorta di sguardo fugace al quaderno degli schizzi di un artista estremamente creativo e una sicura fonte di ispirazione per aspiranti produttori e dj. L’impressionante e variegato corpus dei suoi lavori può essere frutto soltanto di un metodo rigoroso e di un enorme bagaglio culturale. I paragoni con J Dilla e Madlib non sono sprecati, come dimostrano il contributo di Knxwledge all’album di Kendrick Lamar To Pimp A Butterfly e il progetto NxWorries in collaborazione con Anderson .Paak. Scommetto che il suo nome d’arte non l’ha scelto per caso.

artwork
終了していません (Not Finished)
(self-released)
Posted in Music | Tagged , , , , , | Leave a comment

Free Nationals

The Free Nationals sono noti per essere la live band di Anderson .Paak, supporto fondamentale nella sua strabiliante ascesa nell’Olimpo delle star. Il gruppo stesso, nel giro di pochissimi anni, è passato dalle feste di matrimonio al mega-palco del Coachella, senza farsi mancare le apparizioni da Ellen e le aperture per Beyoncé.
A un certo punto, giustamente, i quattro Free Nationals – il chitarrista Jose Rios, il tastierista Ron “T.Nava” Avant, il bassista Kelsey Gonzales e il batterista Callum Connor – hanno sentito il bisogno di esprimersi in studio, realizzando un album a nome della band, che infatti s’intitola allo stesso modo.
Il progetto rende omaggio ai grandi nomi del funk e del soul, in particolare Curtis Mayfield e Stevie Wonder, srotolando per noi un morbido tappeto di armonie sinuose e melodie piene di sentimento. Traccia dopo traccia (tredici in tutto) il disco ci cattura e ci avvolge – anima e corpo – con ritmiche super funk, sintetizzatori di ispirazione sci-fi e gonfissime linee di basso.
Mentre Anderson .Paak appare – e brilla! – soltanto nel funk elettronico di “Gidget”, Free Nationals è affollato di ospiti di spicco. Shafiq Husain presta la sua voce profonda alla canzone d’apertura, “Obituaries”, poi Daniel Cesar e la Unknown Mortal Orchestra contribuiscono all’atmosfera sognante di “Beauty and Essex”. Sensuali e preziose le presenze di Kadhja Bonet (“On Sight”), Syd (“Shibuya”) e Kali Uchis (“Time”), che contrastano con la voce dello scomparso Mac Miller in “Time”. Efficaci i brani “Eternal Light”, segnato dalla sfumatura reggae di Chronixx, e “Cut Me a Break”, con il rapper T.I.
Nell’insieme è un disco piacevole e riuscito, suonato alla grande e impreziosito da tante personalità diverse, tutte notevoli. Ma Anderson .Paak è unico e costringe The Free Nationals a fare i conti con una crudele verità: senza di lui non sarà mai la stessa cosa.

Artwork
Free Nationals (Empire/OBE)
Posted in Music | Tagged , , , , , , | Leave a comment

The Great Mixtape Top Five #30

Non ci avevo ancora riflettuto, ma questa non è una fine dell’anno come le altre: è anche la fine di un decennio. Un decennio che ci aspettavamo di ripresa e rilancio, in tutti i campi, e invece è stato un’inesorabile discesa verso l’abisso. Abbiamo toccato il fondo, come razza umana, e l’unica cosa che possiamo augurarci è che sia stato veramente il fondo, così dal prossimo anno in poi potremo soltanto risalire.

Per quanto riguarda me, un giorno – forse – imparerò a gestire meglio la mia percezione dell’inevitabile scorrere del tempo. Per adesso ho solamente la sensazione che i giorni passino ineluttabili senza che io me ne renda conto, finché arrivano le ultime due settimane dell’anno e mi assale la smania dei bilanci. Che cosa ho fatto di buono? Che cosa ho sbagliato? Che cosa mi lascio alle spalle? Che cosa mi porto nel futuro prossimo?
Insomma, mi butto nell’anno nuovo con grande entusiasmo.

Troverò conforto nelle persone che amo e nella pizza, nel pensiero dell’estate che prima o poi tornerà e, naturalmente, nella musica. Per i curiosi, ecco la Top Five + Five degli album che mi hanno appassionata in questo 2019, ormai agli sgoccioli.

10) Homecoming: The Live Album, Beyoncé. Quaranta tracce dall’indimenticabile performance al Coachella Festival, che è diventata anche un docu-film sull’artista più iconica dell’ultimo decennio.

9) No Home Record, Kim Gordon. Un album tanto atteso quanto complesso, che rappresenta efficacemente il caos, il disordine e la paranoia di questo tempo malato, buttandoci in faccia la nostra colpa e offrendoci, insieme, la gravosa possibilità di riflettere.

8) Cuz I Love You, Lizzo. Esplosiva, dissacrante, audace come tutt* vorremmo essere, ha rovesciato le carte sul tavolo dell’hip hop e finalmente ha conquistato il posto che le spetta nell’industria discografica.

7) The Return, Sampa The Great. Un’ondata di freschezza e rinnovamento musicale da una giovane artista delicata ma carismatica, esploratrice del suono – dall’hip hop ai ritmi africani – e indagatrice dell’anima.

6) Black Love and War, G&D (Georgia Anne Muldrow e Dudley Perkins). Manifesto afrofuturista del black empowerment e aspra critica alla società attuale, che esclude sistematicamente le minoranze dai centri di potere. Un disco necessario e motivazionale.

5) When I Get Home, Solange. Un tema, quello del ritorno a casa, affrontato con la volontà di ricomporre il passato per consentire un’evoluzione nel futuro e, musicalmente, con uno straordinario spirito di ricerca.

4) LEGACY! LEGACY!, Jamila Woods. Dura critica sociale e introspezione profonda nel migliore R&B contemporaneo, che guarda ai grandi di ieri ma si rinnova nel suono e negli arrangiamenti.

3) Jaime, Brittany Howard. Il lavoro audace, potente e delicato allo stesso tempo di un’artista meravigliosa che al talento straordinario e al carisma magnetico unisce una voce incredibile e la capacità di smuovere gli animi.

2) Magdalene, FKA Twigs. La sofferenza e il dolore, la rinascita e l’energia creativa, il futuro del pop e la costruzione di un nuovo immaginario femminile. Tutto questo e molto di più in un disco intenso e importante come pochi in questi anni.

1) When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, Billie Eilish. Diciott’anni appena compiuti e ha già conquistato il mondo della musica, che cos’altro bisogna aggiungere sull’esordio di questa giovanissima cantante pop? Forse l’unica vera rivoluzione musicale del decennio che sta per concludersi.

Classifiche del decennio non me la sento di farne, in questi anni Dieci sono successe troppe cose e districarmi nel garbuglio degli intrecci tra musica e vita sarebbe difficile. Lascio a voi il piacere di decidere quali siano stati i migliori album dal 2010 a oggi, poi fatemi sapere!

Posted in Music | Tagged , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

Bubba

La copertina del nuovo album di Kaytranada è la sintesi i questi tempi, nei quali l’ibridazione tra umano e artificiale assume contorni sempre più inquietanti. Ci apre infinite possibilità, non per forza negative, ma ci pone anche numerosi interrogativi ai quali non è semplice trovare risposte giuste, soprattutto sul piano etico.
Lo sguardo di Bubba – seconda e attesissima prova del produttore canadese – è fisso e perplesso, ma anche orientato a un futuro di inevitabili evoluzioni. Nel frattempo, sembra dire – possiamo affidarci al ritmo e alla danza per un tentativo di liberazione: se non avviene la catarsi, resterà almeno il divertimento.
Kaytranada lavora con grande lucidità, seguendo una visione artistica definita e coerente con l’obiettivo dichiarato di spingere l’ascoltatore oltre la sua comfort zone. Apparentemente Bubba è divertente e familiare, ma spesso le tracce contengono elementi innovativi e inattesi, che costringono a mantenere alta l’attenzione e l’ascolto attivo. Come il dialogo quasi conflittuale tra beat e basso in “Taste”, sul quale si sovrappongono synth e voci delle sorelle VanJess, oppure i tre diversi beat di “10%”, stratificati fra loro, che esaltano la performance vocale della bravissima Kali Uchis.
Fra gli ospiti troviamo anche Iman Omari, SiR, Mick Jenkins, Masego, Estelle, Charlotte Day Wilson, GoldLink, Eight9Fly e Ari Pen Smith, Durand Bernarr, Teedra Moses, Tinashe e Pharrell Williams. Solo il suo contributo, che arriva giusto in chiusura, suona superfluo rispetto all’economia della traccia, ma sembra quasi un passaggio di consegne tra il produttore che ha segnato il decennio che sta per concludersi e quello che detterà lo stile del prossimo.
Le armi in più di Kaytranada sono il sapiente uso del ritmo, punto di partenza e fondamento del suo lavoro, e la capacità di valorizzare tutte le voce degli strumenti e degli artisti con i quali collabora, che evidentemente riescono a fidarsi ciecamente di lui. Bubba è un album completo, ben costruito e concepito con l’idea, magari old school, di avere un senso nella sua interezza, nonostante l’efficacia indiscutibile delle singole tracce. La sequenza dei brani, il suono distintivo e l’inserimento di dettagli sorprendenti spingono l’ascoltatore ad abbandonarsi a questo disco, senza interromperlo mai.

Bubba (RCA)
Posted in Music | Tagged , , , , | Leave a comment

HERstory Vol. 1

Sarà che Natale si avvicina e ci si sente un po’ nostalgici, sarà che la fine dell’anno è sempre periodo di bilanci e retrospettive, sarà che stavo cercando un bel regalo da farmi, ma il cofanetto di Mary J. Blige, la regina dell’R&B, arriva proprio al momento giusto.
HERstory Vol. 1 raccoglie le sue migliori hit degli anni Novanta, alcuni rari remix e preziose collaborazioni, sublimando in questa selezione accurata il valore di una figura di riferimento per un intero genere. Fu Mary J. Blige a proiettare l’hip hop nel pop mainstream e ad anticipare le tendenze di oltre un decennio, aprendo la strada a tante altre artiste che hanno così potuto, grazie a lei, giocare da protagoniste in un mondo prevalentemente maschile. Swag prima che l’aggettivo diventasse di moda, capace di emozionare chiunque, Mary J. Blige si affermò subito come “la regina dell’hip hop soul”, definendo uno stile inconfondibile in pochi ma efficaci elementi.
Per le giovanissime orecchie che non conoscono bene la sua voce e le sue canzoni, questa compilation è un’ottima base di partenza, senza dimenticare che il suo ultimo album, Strenght of a Woman, è solo del 2017 e nel frattempo Mary J. Blige ha avuto una nomination agli Oscar come Miglior attrice non protagonista per Mudbound e ha partecipato alla serie Netflix The Umbrella Academy.

Questa è la tracklist:

1) “You Remind Me”
2) “Real Love” (Hip-Hop Remix)
3) “Reminisce” (Bad Boy Remix)
4) “Love No Limit” (Puff Daddy Mix)
5) “You Don’t Have to Worry” (Remix Main With Rap)
6) “What’s the 411” (Puba Mix)
7) “What’s the 411” [ft. The Notorious B.I.G. and K-Ci]
8) “Be Happy”
9) “Mary Jane (All Night Long)” (Remix) [ft. LL Cool J]
10) “I Love You” (Remix) [ft. Smif n Wesson]
11) “I’m Goin’ Down”
12) “You Bring Me Joy” (LP Version)
13) “I’ll Be There for You/You’re All I Need to Get By” (Puff Daddy Mix) [ft. Method Man]
14) “Everyday It Rains”
15) “Love Is All We Need”
16) “Can’t Knock the Hustle” [ft. JAY-Z]

album artwork
HERstory Vol. 1 (Universal)
Posted in Music | Tagged , , , , | Leave a comment

Live Volume V

Un titolo poco originale per un disco che, invece, non ha nulla di scontato, a cominciare dai suoi protagonisti – il Fred Anderson Quartet con Hamid Drake, Tatsu Aoki e Toshinori Kondo – e dalle vicissitudini che lo hanno condotto alle nostre orecchie.
Il Velvet Lounge era il locale del sassofonista Fred Anderson a Chicago, uno spazio aperto alla contaminazione musicale, un luogo di incontro e di esplorazione creativa, una finestra spalancata sulle possibilità offerte dal jazz e dalle sue diverse anime.
Nel corso dei decenni, tanti grandi musicisti jazz hanno suonato insieme ad Anderson nel suo club, sperimentando l’esaltazione della libera espressione oltre confini ed etichette di genere.
Negli anni Novanta il batterista Hamid Drake e il bassista Tatsu Aoki passarono spesso da quella sala, ma questo album è il risultato di una serata particolarmente fortunata del dicembre 1994, alla quale partecipò anche il trombettista Toshinori Kondo.
Il barista del locale Clarence Brighton ebbe la brillante intuizione di riprendere la performance del quartetto su un registratore DAT Tascam e consegnò la registrazione a Kondo, che la trasferì su cd, conservandola fino a oggi. Al momento di utilizzarli, i file sono risultati danneggiati, ma i sofisticati mezzi di oggi hanno permesso di estrarre l’audio e di pubblicare questo Live Volume V, in uscita per la label FPE Records.

Live Volume V (FPE Records)

Posted in Music | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Shlon

L’aggettivo “prolifico” è spesso usato a sproposito o in senso iperbolico, ma esiste un artista per il quale potrebbe essere persino riduttivo. Si tratta del siriano Omar Souleyman, che ha realizzato circa 550 registrazioni nel corso della sua lunga carriera di cantante di matrimoni, prima di diventare una popstar di fama mondiale soltanto qualche anno fa.
L’ultimo disco, appena uscito per l’etichetta di Diplo, la Mad Decent, s’intitola Shlon (شلون) e conferma la cifra stilistica che lo ha reso celebre anche al di fuori del mondo arabo, ovvero quella fusione di pesanti basi elettroniche e musica folk tradizionale, fortemente emotiva e celebrativa, in grado di oltrepassare qualsiasi confine.
Rispetto ai precedenti album, Wenu Wenu (2013, prodotto da Four Tet), Bahdeni Nami (2017) e To Syria, With Love (2017), già abbondantemente contaminati da altri suoni e visioni, qui la natura della dabka, la gioiosa e movimentata danza popolare mediorientale che si suona e si balla ai matrimoni e alle cerimonie religiose, ritorna più genuina e concreta. Si nutre di nuove influenze globali, ma mantiene inalterati i caratteri tradizionali.
In ciascuna delle sei tracce Souleyman canta intensi testi d’amore, scritti dal collaboratore di lunga data Moussa Al Mardood, mentre sullo sfondo s’incrociano techno, dabka e baladi con la partecipazione di Hasan Alo alle tastiere e Azad Salih al saz.
Circondato da ritmi travolgenti e sonorità spesso invadenti, Omar Souleyman resta sempre il protagonista indiscusso della scena, la vera anima della festa, il gran cerimoniere al matrimonio di paese come sul palco di un club. Il carisma e la carica emotiva di questo personaggio sembrano rinnovarsi negli anni.
Il singolo è “Layle”, una sorta di crossover tra i beat martellanti dell’EDM e la struttura caratteristica della dabka, portata quasi all’esasperazione per chiudere Shlon e mandare tutti a casa. Tutti stremati e inebriati dalla musica e dalle danze, tranne lui, Souleyman, che potrebbe ricominciare da capo come se non ci fosse un domani.

Shlon cover album
Shlon (Mad Decent)
Posted in Music | Tagged , , , , | Leave a comment